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Ascolto del minore e criticità del territorio calabrese

“Partecipazione e diritto all’ascolto dei minori migranti”

 Sala Giunta provinciale di Catanzaro -  02.09.2014 ore 9.30

                                                                                     MARILINA INTRIERI

 

La persona del minore, dapprima strumento di realizzazione degli interessi del pater  ha assistito passivamente al processo di lenta, ma continua emersione dei propri diritti. Il riconoscimento del minore quale soggetto titolare di diritti personalissimi inalienabili ed autonomamente azionabili.

Il comma 1 dell’art. 4 L.184/1983 prevede che l’affidamento familiare sia disposto “… sentito il minore che ha compiuto gli anni dodici o anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento”.

Le convenzioni internazionali concernenti la sottrazione di minori hanno riconosciuto per prime la necessità di ascolto del minore ed il suo diritto ad essere parte del giudizio.

In ordine all’ascolto preme evidenziare che la legge 1994/64 -rubricata Recepimento di convenzioni europee sui minori- nel ratificare ed eseguire le convenzioni internazionali, agli artt. 6, co 2 e 7, co 3, riprende     –seppure con una scelta terminologica più restrittiva, poiché utilizza la forma verbale “sentire” in luogo di “ascoltare” -      la necessità di ascolto del minore. Le due disposizioni, infatti, prevedono che il tribunale provvederà “sentito … ove del caso… il minore”.

Di recente formulazione, l’art. 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, nel ribadire il superiore interesse del minore in tutti gli atti che lo riguardano, dispone che i bambini "possono esprimere liberamente la propria opinione; questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano, in funzione della loro età e della loro maturità".

L’ascolto del minore è, dunque, legato al suo interesse “il problema nasce dal fatto che se nel nostro ordinamento si decide in base al criterio dell’interesse del minore, la valutazione di tale interesse, tuttavia, resta affidata al giudice, per cui si assiste ad una inevitabile scissione tra il soggetto portatore di questo interesse, il minore, ed il soggetto chiamato a valutarlo, il giudice”. Orbene è necessario individuare, ai fini dell’ascolto del minore, il momento in cui la mancata coincidenza tra la volontà del minore ed il suo interesse sia frutto e dipenda da una mancata maturità ed idoneità del minore.

L’identità tra “interesse” e “volere” del minore “ deve essere tendenzialmente affermata man a mano che al minore venga riconosciuta una maturità sufficiente per la valutazione dei suoi interessi”. Il minore, dunque, non è ascoltato per “svolgere un ruolo attivo” nella realizzazione del suo interesse, ma deve essere ascoltato al fine di comprendere i bisogni da lui percepiti. Essi, infatti, al fine di rendere il meno traumatico possibile l’esecuzione del provvedimento giudiziale, non possono non essere presi in considerazione dal giudicante chiamato a provvedere.

Il minore, ha, dunque, diritto ad essere ascoltato ed essere parte del giudizio che lo riguarda.

Tale ultimo diritto, riconosciuto dalle Nazioni Unite sin dal 1989, è stato specificato dalla Convenzione di Strasburgo al fine di garantire a tutti i minori, in relazione alla loro capacità di discernimento, una effettiva partecipazione nei giudizi che li riguardano.

In particolare il dispositivo contenuto nell’articolo 1 della Convenzione specifica che scopo della Convenzione è quello di “promuovere … i diritti dei minori, concedere loro diritti azionabili e facilitarne l’esercizio…” strumento primario per la realizzazione degli scopi proposti dalla Convenzione è l’informazione del minore ed il suo diritto ad esprimere nei giudizi che lo riguardano la propria opinione.

Le modalità dell’ascolto, ovviamente,  dovranno essere di minima offensività per il minore nel rispetto delle sue esigenze temporali  fisiche e affettive. 

Il diritto del minore sarà, dunque, concretamente realizzato solo se l’ascolto sarà attuato con una terminologia adeguata e con l’intervento di esperti in grado di comprendere il linguaggio, anche non verbale, del minore.

In ultimo la partecipazione del minore al giudizio che lo riguarda è  realmente attuata, ex artt. 4 della Convenzione di Strasburgo, con la nomina di un rappresentante speciale all’interno del processi che lo riguardano.

Le Convenzioni internazionali ed il moderno diritto di famiglia disegnano, dunque, un minore –non più oggetto di decisioni altrui- ma soggetto dotato di una propria personalità che esprime attraverso la partecipazione ed ascolto ai procedimenti che lo riguardano. 

Obiettivo fondamentale dei più attuali interventi in materia è quello di garantire -in una cornice educativa idonea ed appropriata- il pieno soddisfacimento dei diritti ed interessi riconoscendo al minore, quindi, il diritto a partecipare attivamente alla propria formazione e alla determinazione delle decisioni che lo riguardano.  

Elemento determinante nel cambiamento concettuale in merito alla tutela del minore è l’art. 12 della Convenzione di New York sui Diritti del Fanciullo del 20 Novembre 1989, ratificata con la legge del 27 Maggio 1991 n. 176, dove si ritiene necessario che:

 “1. Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.
2. A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale.”

Concetto ribadito dettagliatamente dagli artt. 1 c. 2 e 3 della Convenzione Europea sull’esercizio dei Diritti dei Minori approvata a Strasburgo il 25 Gennaio 1996, ratificata e resa esclusiva in Italia con la legge n. 77/2003, sulla spinta della Convenzione Onu i cui principi vengono ormai considerati come patrimonio comune per le nazioni europee.                                                                                                              

Si evidenzia dunque che coloro che debbano prendersi cura del minore, legittimati a prendere decisioni nei suoi riguardi non solo siano a conoscenza delle opinioni del medesimo, ma ne tengano conto. Ciò si traduce nella possibilità di accogliere i suoi pareri in relazione alla sua capacità di discernimento.

L’ascolto dei minori si delinea come momento fondamentale nella effettiva affermazione e promozione dei diritti del minore: rappresenta un mezzo per la conoscenza delle reali esigenze; degli effettivi bisogni; delle aspirazioni; delle attitudini; dei timori.

Il racconto del fanciullo è un’esposizione valida in sé perché rappresenta il suo vissuto: cioè quella realtà soggettiva con cui si deve fare i conti per decidere non su di lui, ma per lui. L’audizione deve essere considerato un mezzo necessario ed insostituibile per favorire la sua autodeterminazione: garantirgli effettivi spazi di libertà ed autonomia e renderlo sempre più partecipe e protagonista nelle decisioni che lo riguardano.

Al fanciullo avente una capacità di discernimento sufficiente debbono essere riconosciuti i seguenti diritti:

  1. vricevere ogni informazione pertinente;
  2. vessere consultato ed esprimere la propria opinione;
  3. vessere informato delle eventuali conseguenze che tale opinione comporterebbe nella pratica e delle eventuali conseguenze di decisione.

E’evidenti che tali informazioni risultano di importanza ancora maggiore nel caso di minori stranieri.

Minori che non conoscono l’ambiente nel quale chiedono rifugio, minori che hanno una diversa cultura e che spesso non conoscono i propri diritti e le conseguenze di azioni inopportune.

Il territorio calabrese non è di certo un territorio semplice, un territorio di grandi risorse, ma anche di grandi criticità.

Per tali motivi questa Autorità lo scorso anno ha effettuato attività di controllo del rispetto del diritti minorili presso il CARA S.Anna. Le indagini, iniziate in seguito ad una richiesta di intervento del Tribunale per i minorenni di Catanzaro, hanno mostrato una serie di violazioni dei diritti dei minori ospiti del centro, alcune delle quali riguardavano il loro diritto all’ascolto e a ricevere informazioni adeguate. E’ stata riscontrata, a mero titolo esemplificativo, l’assenza di soggetti idonei a realizzare il diritto all’ascolto: no c’erano mediatori culturali e di psicologi. Sostanzialmente era negato loro l’accesso al loro diritto all’ascolto.

Purtroppo non è stato possibile porre fine a dette lesioni per mezzo di azioni di sensibilizzazione o atti amministrativi e allo stato le indagini della Procura della Repubblica ancora non si sono concluse, si attende pertanto, anche ai fini di una sollecitazione la nomina del Procuratore capo.

 E’ dunque, evidente che proprio al fine di garantire a detti minori libero accesso ai loro diritti si debba agire in funzione preventiva, lasciando loro adeguati spazi per esprimersi e formando gli operatori, e dunque anche voi, all’ascolto dei vostri ospiti.