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SENATO DELLA REPUBBLICA   28.4.15  SALA NASSIRYA

- Educare alla rete –l’alfabeto della nuova cittadinanza -

DDL Sen Ferrara –prima firmataria n 1261

MARILINA INTRIERI

 

Nella rete, ogni giorno, i minori compiono azioni diverse: si informano, esprimono la propria opinione, comunicano, acquistano, creano, giocano, si relazionano tra loro etc.

Non vi è dubbio che il net costituisca uno strumento per  accedere più agevolmente a tutta una serie di diritti –quali l’informazione la socializzazione, la partecipazione alla collettività ed al lavoro - e di fruirne in maniera più ampia ed immediata.

Si tratta di diritti umani, economici e sociali inalienabili: il diritto alla salute psicofisica, alla protezione dei dati personali, alla dignità, alla realizzazione della propria persona nelle formazioni sociali, diritto ad essere bambini e diritto al gioco. Questi stessi diritti sponsorizzati dal net possono al contempo essere lesi se la rete non è correttamente usata.

Il punto di partenza, dunque, è che la rete è un mezzo e come tale ne buono ne cattivo, è, piuttosto, l’uso che si compie del mezzo a ledere o sviluppare i diritti che esistono nella realtà cui la rete attinge.

L’accesso ad una serie il diritti, realizzabile nella attuale evoluzione socio-tecnologica, impone di riflettere sul riconoscimento di un diritto del minore all’uso delle psicotecnologie quale diritto all’utilizzo di strumenti che agevolano, o semplicemente consentono, indirettamente la realizzazione di altri diritti già riconosciuti e tutelati dal nostro ordinamento.

L’accesso alla rete costituisce esercizio di un diritto soggettivo, di tipo sociale, peraltro costituzionalmente tutelato, volto a realizzare la personalità nelle formazioni sociali anche attraverso “… la libertà di ricercare, di ricevere e di divulgare informazioni e idee di ogni specie … sotto forma orale, scritta, stampata o artistica, o con ogni altro mezzo a scelta del fanciullo…”.

E’ di tutta evidenza che, anche nell’ambito di uso della rete da parte dei minori il controllo genitoriale  risulta essenziale per l’effettiva collaborazione tra le due società: quella statale e quella familiare.

Tale collaborazione risulta fondamentale per la realizzazione delle condizioni grazie alle quali i minori possono vivere “una vita autonoma nella società, nello spirito di pace, dignità, tolleranza, libertà, eguaglianza, solidarietà”.

L’assenza del controllo genitoriale -così come il disinteresse educativo, sia esso cosciente o meno- nell’uso della rete, delle modalità, dei tempi e degli orari di fruizione, infatti, depaupera ogni atto legislativo o di autoregolamentazione volto al rispetto e alla dignità dei minori.

Tale strumento, infatti, stante le sue peculiari caratteristiche tecniche, si sottrae, molto più agevolmente di altri, alle forme di controllo predisposte in ambito legislativo nazionale e comunitario.

In questo campo non si rinvengono, se non in generali norme programmatiche e di principio o di tutela penalistica, particolari attività di produzione normativa, salvo strumenti di autoregolamentazione che svolgono principalmente funzioni di supporto alle famiglie per un uso corretto della rete ad opera dei minori.

In ambito nazionale, particolare rilievo assume il codice di autoregolamentazione per gli operatori del web: internet e minori volto a predisporre misure di prevenzione e a delineare percorsi differenziati che inibiscano l’accesso dei minori a siti con contenuti inadeguati ad una loro sana crescita psicofisica.

 

(DDL)

E’ in questo scenario che si inserisce il DDL1261, già approvato al Senato, con il quale si intende rispondere fermamente -attraverso una azione mirata e precisa sia di prevenzione sia di contrasto diretto- alla piaga minorile del cyber bullismo.

Si tratta, come noto, di un fenomeno aggravatosi negli ultimi tempi sia per il crescente utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei più giovani sia, stante la velocità della sua diffusione, in relazione dei fatti tragici che si sono verificati, anche nella regione in cui combatto in prima linea per la tutela dei diritti minorili.

Il DDL oltre a vedere azioni di coinvolgimento diretto dei genitori nella tutea dei diritti minorili primo tra tutti alla dignità, prevede, in funzione di tutela preventiva attraverso un piano di azione integrato di partecipazione interistituzionale al programma nazionale del Safer internet center per mezzo dell’istituzione di un tavolo tecnico, nonché un approccio olistico alla problematica.

Ecco, quindi, che le azioni mirate di contrasto al cyber bullismo nelle scuole vedono da un lato una tutela preventiva attraverso l’ educazione ad un uso consapevole del mezzo, dall’altro una rivisitazione del codice di autoregolamentazione già esistente perché ne prevede la costituzione specifica di un codice contro il cyber bullismo.

Il tema è un tema a me molto vicino , che mi ha visto impegnata direttamente sul territorio anche a causa di uno dei terribili fatti di cronaca riguardanti una minore che in seguito ad episodi di bullismo telematico ha tentato il suicidio per aver visto diffuso in rete un video in cui la stessa compiva atti di masturbazione.  

(PROF. Messinetti)

Il decreto consente al minore innanzitutto di riappropriarsi della propria identità, troppo spesso ostaggio di social media e della comunità telematica, prima di tutto di garantire, anche nel net quel diritto alla privacy che costituisce nel net uno degli strumenti fondamentali per la tutela minorile. La protezione della persona elettronica del minore consente un allontanamento del rischio dalla persona minore nel mondo reale. Educare i minori, ma come si dirà meglio in seguito anche i genitori,  a considerare il net come estensione virtuale della persona fisica su cui ricadranno gli effetti negativi del net è il punto di partenza per concrete azioni di tutela minorile.

Punto focale, dunque, è riportare il fenomeno all’unità dell’individuo minore: la persona minore di diretta tutela costituzionale.

E’ quindi con piacere che vedo finalmente la partecipazione di esperti della Privacy nelle azioni di tutela minorile. Il binomio Privacy- persona infatti rappresenta un valido strumento affinchè i minori posano riappropriarsi della propria vita, dei propri dati, della propria personalità. Saluto, quindi con grande affetto la prof. Messinetti con la quale ho avuto modo e piacere di lavorare proprio per la tutela dei minori presenti sul territorio calabrese in occasione della necessità di accedere ai dati sanitari dei minori presenti presso il CARA S. Anna onde verificare l’effettivo accesso degli stessi al loro diritto alla salute e alla vita e rispetto al quale ho dovuto riscontrare dalle amministrazioni competenti un divieto, una strumentalizzazione e falsa applicazione del diritto alla privacy onde non consentire l’acquisizione di quei dati necessari al controllo.

Mi auguro, quindi, cara professoressa di continuare insieme, anche in occasione della lotta al cyber bullismo e ad un erroneo uso della rete da parte dei minori, il lavoro di difesa dei diritti minorili.

(SORO)

In tale azione sinergica si inseriscono le operazioni di informazione e divulgazione di un corretto uso del net e di diffusione di una cultura dell’infanzia operate dal Garante dei dati personali attraverso la pubblicazione educare alla rete che pone l’attenzione sugli effetti collaterali di internet e dell’uso dei social network, un vademecum per genitori e studenti,ma anche per operatori che evidenzia pericoli e strategie di protezione.

Ringrazio, quindi, il Garante per la protezione dei dati personali per aver colto, in una visione di un minore che è prima di tutto persona, l’importanza attribuita dai nostri minori alla loro immagine nel net, una immagine che spesso è percepita prioritaria rispetto a quella reale che rispecchia. Ecco, quindi, che “educare alla rete” consente al minore ed all’intero contesto familiare di comprendere innanzitutto la titolarità (e, dunque, gestione) dei dati, immagini ed informazioni presenti sul web.

Un’azione contro tutte le forme di realizzazione di un controllo sociale particolarmente invasivo che si estende, di fatto, anche alla fisicità dei nostri minori. Minori, che sono i primi ad innescare il processo, il più delle volte inconsapevoli delle conseguenze legate alla diffusione sui social network delle informazioni personali, ma anche di ogni attività compiuta.

L’On. Soro, infatti, mostra una visione dinamica della privacy quale diritto costante, ma in evoluzione, un diritto che nella sua protezione della persona umana è idoneo ad adattarsi, a proteggerla da ogni mezzo, un diritto, quindi, vivo come l’individuo che racchiude e quindi un diritto la cui tutela non limita altre manifestazioni della persona umana, ma la sponsorizza perché consente di non renderla schiava e, quindi, esporla come soggetto passivo ad atti abusivi come quelli dei cyber bulli.         

In questo senso si muove la Risoluzione del Parlamento Europeo del dicembre 2014, che chiede misure capaci di separare l'attività dei motori di ricerca dagli altri servizi offerti dai giganti della rete. Il ruolo svolto in tal senso dall’On Soro è fondamentale perché s’inserisce in quel percorso iniziato con la Risoluzione ONU del novembre 2013 sul tema della "Privacy nell'era digitale" con la quale si invitano gli Stati membri ad operare per prevenire le violazioni del "diritto umano alla privacy" e si sottolinea la necessità che nel mondo online i diritti debbano godere della identica tutela offerta loro nel mondo reale. Fondamentali le attività delle Autorità garanti per la protezione dei dati del mondo che, riunite nella 35ma Conferenza internazionale di Varsavia, hanno adottato una specifica Risoluzione proprio sulla promozione dell'educazione digitale.

L'obiettivo è quello di impegnare i Governi affinché venga assicurata particolare protezione ai minori e garantita una formazione permanente degli educatori sui rischi della tecnologia, che deve sempre promuovere il rispetto degli utenti.

Di non poco rilievo poi  la Risoluzione del Parlamento Europeo del dicembre 2014, che chiede misure capaci di separare l'attività dei motori di ricerca dagli altri servizi offerti dai giganti della rete.

L’operato dell’On. Soro al riguardo è sempre stato particolarmente attivo e di sponsorizzazione della persona umana, ma anche di sollecito attivo per l’emanazione di quelle risoluzioni essenziali alla effettiva tutela del diritto alla privacy

MANCONI

Ringrazio il Senatore Manconi per il lavoro svolto dalla e nella Commissione diritti umani contro il cyber bullismo che ha dato luogo prima di tutto ad un analisi del fenomeno da cui è emerso che “la scuola, con la sua azione formativa” risulta essere “il luogo privilegiato da cui iniziare un percorso di consapevolezza e di ascolto di sé, per una maggiore comprensione del significato dei propri comportamenti e di quelli di cui si è destinatari”[1].

Tale lavoro ha infatti portato alle azioni di contrasto programmatico e diretto rivolte alla tutela del diritto alla privacy, diritto della persona idoneo per quanto sopra già evidenziato a racchiudere il riflesso virtuale dell’intera persona del minore.

 

Da quanto sino ad ora osservato risulta evidente una imprescindibile conseguenza: il controllo nell’uso della rete, così come l’istruzione e l’educazione all’utilizzo dei nuovi media deve coinvolgere le scuole ma anche e soprattutto i genitori che sono chiamati a partecipare attivamente all’educazione del minore alla rete, trattandosi di dovere discendente dalla responsabilità genitoriale.

 

L’endiadi diritto-dovere che –come è stato ricordato- definisce la responsabilità genitoriale si caratterizza per la sua funzionalità ad un sano sviluppo psicofisico del minore.

Anche  il rapporto educativo, nel quale il minore è riconosciuto non più soggetto passivo, muta.

E’ di tutta evidenza che il dovere del genitore di educare ed istruire la prole implementa, innanzi alla rete,  la responsabilità genitoriale che assume nuovi connotati sia in termini di necessario accesso sia in termini di sicurezza e protezione della fruizione del mezzo psicotecnologico.

Non si tratta di una nuova responsabilità o di un mutamento della stessa, ma di una espansione della sua portata resa necessaria dall’accesso dei minori alla rete.

La potestà genitoriale viene ampliata nel dovere, questo sì nuovo, che incombe sul genitore di acquisire quel minimo di consapevolezza delle nozioni di uso, di esposizione al rischio, di alterazione degli ordinari processi cognitivi che comportano le nuove tecnologie ed i nuovi media.        

Gli adulti non devono dimenticare la regola generale da applicare, ossia: la responsabilità che hanno come guida e accompagnamento dei propri figli nel corretto approccio alle tecnologie e al loro utilizzo… Avvicinare l’universo dei bambini e dei giovani alla tecnologia, significa compiere scelte oculate, attente, che valorizzino le opportunità di reale crescita psicofisica dell’individuo. Perciò non una “cultura”del consumismo, dell’omologazione, ma una cultura che veda nella tecnologia un supporto e uno strumento per l’arricchimento valoriale … ”.

Se la responsabilità genitoriale non risulta modificata dai nuovi mezzi è evidente che la garanzia di tutela offerta al minore dovrà essere rinvenuta nelle stesse fonti utilizzate antecedentemente all’ingresso delle psicotecnologie nella vita minorile. Tali fonti, a nostro avviso, dovranno essere oggetto di una nuova lettura che tenga conto dell’estensione del dovere genitoriale al controllo, vigilanza ed indirizzo dell’uso del nuovo mezzo.

Ciò comporta un’implicazione di non poco conto, legata al contingente momento storico di passaggio ad una società informatizzata, ad una società in rete: la non conoscenza o il non uso delle psicotecnologie da parte del genitore, non può costituire, salvo casi limite e patologici di analfabetizzazione familiare, una causa esimente di esclusione della responsabilità genitoriale per i danni derivati al minore da una mancata educazione ed istruzione all’uso della rete.

Come d’innanzi precisato, il dovere di istruzione della prole -volto non alla sterile nozionistica, ma all’edificazione della persona del minore- porta in sé caratteri educazionali poiché costituisce uno degli strumenti costituzionali di protezione dell’infanzia.

Questo, quindi, non può essere semplicemente demandato dalla famiglia alla scuola, ciò anche in relazione al dettato costituzionale che non pone in posizione antinomica l’istruzione di cui all’art. 30 Cost. con quella individuata agli artt. 33 e 34 Cost.

                                                                                     MARILINA INTRIERI



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