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garante

Autorità  Garante per l’infanzia e l’adolescenza

Regione Calabria

 

Prot.  540                                                                                                  Reggio Calabria 26.10.2015

 

On. Presidente Commissione parlamentare sul fenomeno delle mafie

 On. Presidente della Regione Calabria

Prefetto   di Cosenza

Presidente del Tribunale per i minorenni di  Catanzaro

Procura della Repubblica c/o Tribunale per i minorenni di  Catanzaro

Presidente del Tribunale di Cosenza

 Procura della Repubblica c/o Tribunale di Cosenza

Presidente del Tribunale di Castrovillari

Procura della Repubblica c/o Tribunale di Castrovillari

p.c Presidente del Consiglio regionale della Calabria

Garante nazionale dell’infanzia e dell’adolescenza

 

Oggetto:.Minore  Cocò Campolongo,morto ucciso insieme al Nonno, in Cassano allo Ionio e rinvenuto in un’auto bruciata. Provvedimento di affidamento e collocamento dei fratellini.

Con riferimento alle notizie apparse su il “Quotidiano della Calabria”, nella sua edizione del 14.10.15, concernenti la ricostruzione degli investigatori della DDA sull’omicidio del piccolo Cocò Campolongo, che porterebbe ad ipotizzare che il nonno del piccolo si sia fatto scudo del bambino all’atto dell’efferato omicidio, si evidenzia che le notizie riportate, qualora confermate in sede giudiziaria, offrono un quadro complessivo della famiglia estesa del piccolo Cocò quale nucleo fortemente ed intensamente legato alla criminalità organizzata ed incline a trasmettere modelli educativi che valorizzano l’illegalità.

Seppur nella limitata visione di uno stralcio di una dichiarazione più ampia, in questo nucleo parentale il nonno del piccolo Cocò viene descritto come qualcuno che “non è mai stato uomo da pentirsi”, con ciò mostrando tutta l’avversione culturale nei confronti della scelta di collaborare con la giustizia e senza alcun segno di resipiscenza familiare.

Le richiese di una giustizia severa, infatti, appaiono – per come sono state riportate dalla stampa - più legate ad una reazione al duro lutto subito che ad un’affrancazione dalla criminalità (sia essa di stampo mafioso o meno) e che, stante i molteplici legami tra i soggetti e la criminalità organizzata (legami accertati dalla magistratura e per i quali molti del nucleo familiare esteso stanno scontando condanne), espone tutti i familiari a rischi di ritorsioni così come avvenuto per il piccolo Cocò.

Con la presente segnalazione si evidenzia che è essenziale, ai fini della compiuta ed efficace tutela delle minori Campolongo, mantenere inalterati i provvedimenti 333 c.c. di affidamento e di collocamento delle bambine, così come disposto nel Decreto emesso dal Tribunale per i minorenni di Catanzaro in data 21.01.14.

Questa Autorità, nel ribadire quanto già evidenziato nelle precedenti segnalazioni a tutela delle minori Campolongo, segnalazioni che qui si intendono interamente riportate, evidenzia come sia necessario sottrarle a un destino infausto, impedendo, in funzione preventiva, il ripetersi di quanto è avvenuto al piccolo Cocò.

Si ricorda, infatti, che il diritto alla vita del piccolo Cocò è stato violato poiché al momento in cui la mamma del bambino è stata tradotta nell’istituto penitenziario, nessuno (tantomeno la madre che nell’esecuzione dei doveri discendenti dalla sua responsabilità genitoriale avrebbe dovuto per prima provvedervi), ha comunicato alla magistratura competente l’assenza di entrambi i genitori deputati alla tutela del minore e la necessità di procedere ex l. 183/84 attraverso gli strumenti offerti dall’ordinamento.

Non si è proceduto ad un affidamento (sia esso consensuale o giudiziale) effettuato nell’ambito della tutela sociale minorile dall’ordinamento, non risultano provvedimenti giudiziali o amministrativi omologati (anche se a parenti entro il quarto grado).

Vi era una situazione di fatto che ha impedito alle istituzioni di operare  i controlli di rito sull’idoneità dei soggetti collocatari, con la terribile conseguenza che l’estromissione dello Stato ha determinato: la brutale uccisione di un bambino di tre anni.

Alla luce di quanto sopra evidenziato - viste le caratteristiche della famiglia, anche estesa,  delle minori e visto il perdurante stato di pericolo in cui le stesse versano - solo mantenendo in vigore il provvedimento del Tribunale per i minorenni di Catanzaro del gennaio 2014, con il quale le bambine sono state allontanate dalla famiglia, sarà possibile, realizzare effettivamente la tutela e gli interessi delle minori coinvolte in questa tragica vicenda.

 

                                                          F.to On.. Marilina Intrieri