Follow us on Twitter Subscribe to our RSS feed

garante 

Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza

Regione Calabria

------------

Il Garante 

 

Convegno in Senato 24.11.2015  Indottrinamento mafioso e responsabilità genitoriale: l’orientamento giurisprudenziale del tribunale per i minorenni di Reggio Calabria  di  Marilina Intrieri (Bozza non corretta)  

 

 

 

Con l’ambasciatore  Francesco Maria Greco abbiamo  promosso  questo incontro  che affronterà il  tema del rapporto tra l’ indottrinamento mafioso e  la responsabilità genitoriale  -   che si realizza  in alcuni casi,in contesti familiari di mafia e di criminalità organizzata. Tema che sarà sviluppato dagli illustri relatori

 

Si tratta di comportamenti attuati da genitori nei confronti dei figli minorenni che venendo meno al dovere genitoriale di educazione, attuano una condotta volta alla trasmissione dei disvalori dell’antistatalità e dell’antigiuridicità,    concetti altamente lesivi dell’interesse minorile. 

 

In tali casi l’ordinamento è chiamato a porre in essere interventi con i quali si frappone,nell’esclusivo interesse del minore,all’esercizio di attività genitoriali lesive della sana crescita psicofisica volti ad inibire le lesioni dei diritti minorili. 

 

Il tribunale per i minorenni di RC sin dal 2012, a fini di  tutela  di  alcuni minori   di ambienti familiari di mafia e  criminalità organizzata, ha dato origine ad un orientamento giurisprudenziale con   provvedimenti presi  in via d’urgenza e inaudita  altera parte, per  rischi  evidenti di integrità psicofisica,  differendo il contraddittorio con le famiglie controparti. 

 

  Sono minori il cui ambiente familiare ha avuto una negativa influenza con manifestazioni di pericolosità sociale, grave rischio di devianza, irregolarità nella condotta e nello stile di vita per

 

frequentazioni con pregiudicati, reiterata assenza scolastica, atteggiamenti violenti improntati al bullismo. 

 

Gli strumenti sono quelli offerti dall’ordinamento, segnatamente i provvedimenti 330 e 333 del codice civile ablativi o restrittivi della responsabilità genitoriale che vengono applicati quando la trasmissione dei valori mafiosi o il rischio della violazione del diritto alla vita impongono un allontanamento dei minori dalla loro famiglia di origine volto –di certo non in funzione punitiva  del genitore, rappresentando, semmai, una chance di recupero della genitorialità, proprio perché rientra tra i provvedimenti emessi rebus sic stantibus- a sottrarli in tal modo ad un destino altrimenti segnato, stante la stretta contiguità ad un ambiente malavitoso e mafioso e la trasmissione di disvalori

 

La scelta della magistratura di Reggio Calabria  non è stata accolta con favore unanime,molte sono state le dichiarazioni  sulla stampa nazionale e regionale che hanno alimentato un dibattito che ha rischiato di distogliere l’attenzione   dal dovere assunto  dalla

 

Repubblica di dover agire nel superiore interesse del minore.   La posizione  del Garante  dell’infanzia, organo della regione Calabria la cui istituzione ed operatività costituiscono esecuzione di un obbligo intenzionale  garantito dal nuovo 1 comma dell’art

 

117 Cost  e che come tale non tollerano soluzioni di continuità  nella loro esecuzione, è quella di ritenere conforme alla  realizzazione del best interest minorile l’allontanamento  del minore dalla famiglia di origine –nei soli casi estremi, quando il disvalore educativo o la esposizione di violazione dei diritti inalienabili minorili è tale da aver fatto fallire o rendere inattuabile per la sicurezza stessa ogni altra soluzione .

 

Il genitore che aderisce ai canoni della criminalità e educa al figlio  alla illegalità generando nel minore l’adesione alla criminalità   viola i doveri genitoriali e l’adozione di provvedimenti ex artt. 330 e 333 c.c. è atto col quale il magistrato, nel bilanciamento degli interessi minorili, sottrae il minore al pregiudizio subito e subendo. Siamo  nel difficile campo del bilanciamento degli interessi  minorili, che normalmente,  devono camminare di pari passo e  si realizzano l’uno nell’altro, ma  che per i minori indottrinati alla mafia  si trovano

 

invece in conflitto perché  la famiglia il più delle volte diviene un ostacolo: parlo

 

del diritto dei minori a crescere ed essere educati  in seno alla propria famiglia (che è il luogo degli affetti,dell’amore in cui si sviluppano le relazioni sociali che realizzeranno la persona del bambino nel mondo adulto) ed

 

il diritto ad una sana crescita psicofisica. 

 

Alla magistratura il compito,quindi, di decidere quando  nell’interesse minorile,  il diritto ad essere educati deve prevalere sul diritto a crescere nella famiglia ; se essa   diventa  nociva lo Stato in via sussidiaria è chiamato a proteggere il minore. 

 

E in tal senso nel gennaio 2014, il TM di CZ  nell’interesse di tre fratellini di un bambino di 3 anni morto brutalmente ha assunto   provvedimenti di allontanamento in via d’urgenza. I genitori dei minori stanno oggi scontando la pena in carcere per reati legati allo spaccio di droga e alla madre è stato altresì contestato il 416 bis c.p  Però perché i provvedimenti giudiziali di tutela  non costituiscano negazione del diritto del minore a crescere nella propria famiglia l’attività statale non si può limitare  all’allontanamento del fanciullo dai familiari ma deve garantire i necessari interventi di sostegno, non solo al minore,  ma alla famiglia  perché  curi la  disfunzione educazionale al fine di garantire al fanciullo il  suo diritto alla famiglia e agli affetti.  .

 

 

 

E’ in tale attività di tutela minorile che nel territorio di Reggio di Calabria, il 2013 è stato un siglato un protocollo d’intesa tra Uffici Giudiziari del Distretto della Corte d’Appello per interventi giudiziari coordinati a tutela di minori disagiati, inclusi i cc.dd. minori di mafia,  autori o vittime di reati 

 

Le assenze educative, in molte delle famiglie di ‘ndrangheta hanno suggerito un accordo tra la Procura della Repubblica DDA, gli altri uffici inquirenti del distretto di Reggio Calabria e gli Uffici giudiziari minorili volto alla segnalazione di possibili situazioni di pregiudizio minorile di tipo familiare al fine di  attuare, per tempo, azioni di tutela.

 

Su tale punto  che affronta il protocollo di RC, in  sede di recente audizione da parte della  comm parlamentare antimafia delle AA GG ordinarie, minorili del distretto  di CZ  e del Garante dell’infanzia il presidente del tribunale dei m di CZ che è presente e saluto, ha evidenziato ai parlamentari l’urgenza di una norma che  introduca l’ obbligo di comunicazione al TM dell’ arresto del genitore con figli minori,  per consentire gli atti di tutela  di propria competenza 

 

Tornando l protocollo tra AAGG del distretto di RC  esso l prevede la possibilità di un percorso formativo per i minori coinvolti al fine di  allontanarli dalla struttura criminale e impartisce ai genitori prescrizioni volte al recupero sociale delle competenze educative, fruendo  di strutture ed agenzie a ciò idonee.

 

A tal fine è stato pensato  l’istituendo protocollo liberi di scegliere”  tra Stato, regione, AA.GG,garante e altri soggetti pubblici    che però incontra forti ritardi e difficoltà di cui parlerà il presidente Dibella. 

 

Ai ragazzi delle ‘ndrine lo Stato,infatti, deve  garantite le possibilità di riscatto cui hanno diritto; innanzi a un  contrasto con il principio personalistico cui è improntata la Costituzione Repubblicana lo Stato ha il dovere di intervenire per rimuovere ogni ostacolo alla realizzazione dell’individuo.

 

Pertanto bisogna dare attuazione  al protocollo liberi di scegliere  e nell’ambito dei compiti improntati a criteri pre e metagiurisdizionali l’Autorità del garante solleciterà  nella continuità le urgenti azioni di collegamento  per  una attività  interistituzionale 

 

Non può  tardare oltre un coinvolgimento coordinato dell’amministrazione della giustizia, dell’interno,della regione,del garante, le istituzioni competenti in un  dialogo child friendly tra le parti.  

 

Ma sulla esecuzione dei provvedimenti giudiziali civili, penali e amministrativi concernenti  minori vittime e autori di reato o nei confronti dei quali  sono emessi provvedimenti restrittivi e/o ablativi della responsabilità genitoriale,  per cui il tribunale ne dichiara l’urgenza si registrano ritardi da parte degli uffici regionali che si rimettono all’ attenzione dell’On. Presidente  della Regione al quale, nell’esclusivo  interesse di tutela dei minori  di cui si parla, chiedo di voler valutare la possibilità dell’istituzione di apposito ufficio di tutela minorile sotto la diretta responsabilità  della  presidenza  della Regione, avente carattere di esclusività  anche per il carattere di grande riservatezza degli atti. 

 

La dichiarazione d’urgenza  per l’ esecuzione dei   provvedimenti giudiziari emessi dall’AG minorile,  vista  l’eccezionalità  della fattispecie, costituirà il discrimen,  per   ufficio di tutela minorile che si propone di costituire presso la presidenza nei confronti del quale ex art 2,lr 28 del 2004 che istituisce il garante dell’infanzia al fine di  assicurare la piena attuazione dei diritti   dei minori ai sensi di quanto disposto dalla l.176/91 e a quanto previsto dalla carta europea del 25.1.96 ratificata in Italia con L. n 77 del 2003. l’ufficio   del garante potrà garantire  le funzioni di collegamento con gli uffici giudiziari perché senza indugio i provvedimenti  siano eseguiti. 

 

L’ordinaria procedura amministrativa si è mostrata,in  questi anni  assolutamente  inidonea  e non solo per i tempi burocratici troppo  lunghi che cmq  costituiscono inadempimento della p.a. e violazione di diritti umani.

 

 

 

Concludo riferendo al Governo ai Parlamentari ,alla regione ai presenti le osservazioni  al ddL del Governo n.2593/2015  che ho fatto e trasmesso  alle Commissioni  Giustizia di Camera e Senato con   riguardo alla costituzione di una sezione specializzata della famiglia.

 

Perché è  proprio  in merito ad azioni di tutela, come quella di cui oggi parleremo che  si evidenzia quanto   inidonea sia la soluzione di una sezione della famiglia di un tribunale ordinario a cui conferire tutta la competenza oggi riservata ai Tribunali minorili,.

 

L’attuale ripartizione di competenze è senz’altro maggiormente idonea alla tutela minorile proprio in funzione di quella specializzazione che ha il tribunale per i minorenni dove il giudicante è a contatto con entrambe le sfere (penale e civile), specializzazione irrealizzabile nell’ambito di una sezione specializzata della famiglia presso il tribunale ordinario. Tutele come quella di cui si oggi discuterà mostrano come il necessario approccio olistico alle problematiche minorili e il dialogo e il contatto tra Tribunali e Procure sia realizzabile solo all’interno dell’attribuzione e delle competenze oggi esistenti nei Tribunali per i minorenni.

 

                                           Vi ringrazio e buon lavoro a tutti noi