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La realizzazione sostanziale della funzione rieducativa della pena, come previsto anche dalla normativa costituzionale, e lo sviluppo dell’esecuzione penale esterna, volta ad una giustizia riparativa che rispetti gli artt. 3-5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo - ciò anche alla luce del regolamento di esecuzione della legge penitenziaria, della recente normativa del 2013  e dei costanti indirizzi della CEDU - rendono necessario intensificare quel rapporto di collaborazione e cooperazione, anche in relazione alle disposizioni internazionali in merito alla giustizia penale minorile ad al sistema di child friendly justice.

Anche in considerazione della centralità che assume la comunità locale nel processo di riabilitazione e reinserimento del reo, nel contesto sociale, si rendono necessarie azioni coordinate tra la magistratura, gli enti locali e gli altri attori dei percorsi di esecuzione penale esterna.

Con il d.Lgs. n.112/98, la L. 328/00 e la legge costituzionale n. 3/01, le Regioni e le Amministrazioni locali - in adempimento del principio di sussidiarietà (che impone l’attuazione di un sistema di governance territoriale, fondato sull’ integrazione degli interessi locali, maggiormente vicino al cittadino) - hanno assunto un ruolo di programmazione, coordinamento ed attuazione delle politiche sociali, volti alla rimozione degli ostacoli che impediscono la piena parità delle persone nella vita sociale, culturale ed economica, e, dunque, anche dei soggetti (adulti e minori) sottoposti all’Autorità Giudiziaria. Il Garante  dell’ infanzia e dell’adolescenza , ex art.2 c.2 lett. d) L.R. Calabria n 28/2004, ha richiesto al Presidente della regione Calabria di promuovere un incontro volto a definire le relative azioni di coordinamento per la realizzazione di detto interesse minorile.

 

Minori e carcere

 

La tutela dei diritti dei minori in carcere, è riconosciuta dalle regole dell’Avana, dalla convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, dall’art.26 delle regole di Pechino.

l’Italia garantisce un sistema giustizia a misura di minore, conforme alle linee guida assunte dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, nel 2010, che comprendono anche la parte del vissuto dei minori in carcere.

Bisogna garantire ai minori nelle carceri, compatibilmente con lo stato detentivo, i diritti spettanti ad ogni fanciullo: quello ad essere ascoltato, a comprendere l’antigiuridicità dei propri errori e le reazioni che l’ordinamento commina, il diritto alla educazione che consente la riabilitazione ad una vita media, in una società civile e ad un percorso, verso una vita lavorativa fuori dal carcere.

Il ruolo di contatto dialettico e di ascolto alle esigenze minorili garantito dagli attori del sistema, spesso, non è sufficiente. Un progetto educativo efficace per i minori in carcere, è il mentoring one to one, attraverso  un’azione di recupero del  senso di autostima e di  fiducia nel futuro.