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BULLISMO

Il Garante è intervenuto con molteplici segnalazioni in ordine ad atti di bullismo.

In particolare un minore di soli 9 anni era, da tempo, vittima di episodi di bullismo, a scuola.

La madre del minorenne ha informato degli atti persecutori, subiti dal figlio, le insegnati, che non sarebbero intervenute, lasciando il fanciullo ad affrontare a scuola i bulli, da solo.

Dinnanzi alle richieste della madre, le insegnanti si sarebbero limitate a dare “il consiglio” di accompagnare e tornare a prendere il figlio, 10 muniti dopo il suono della campanella, per evitare “di esporlo”.

La vicenda è di estrema delicatezza e gravità, data l’età dei bambini coinvolti e il riprovevole lassismo delle istituzioni scolastiche.

Il bambino, nel mirino della banda di compagni di scuola, ha subito pesanti angherie, umiliazioni, botte sul dorso e sulla schiena, culminati nell´ultimo episodio, un vero pestaggio di massa con contusioni multiple, perpetrato nei confronti della vittima all’uscita di scuola e all’interno del cortile del plesso scolastico.

Il minore, rimasto sconvolto sul piano emotivo dalla violenza fisica e verbale subita, ha iniziato a rifiutare la scuola per evitare di incontrare gli aguzzini e ha dovuto ricorrere all´ausilio di un terapeuta.

Il diritto all'educazione e all’istruzione a livello internazionale è garantito dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo che, all'art.28 c.2, che tra l’altro, prevede che "gli Stati adottano ogni adeguato provvedimento per vigilare affinché la disciplina scolastica sia applicata in maniera compatibile con la dignità del fanciullo in quanto essere umano ed in conformità con la presente Convenzione". Il preambolo della Convenzione ricorda, peraltro, che “occorre preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella Società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati nella Carta delle Nazioni Unite, in particolare in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà”.

Di tal chè la scuola è chiamata ad operare intensamente per inculcare nei ragazzi sentimenti di fiducia, autostima e prepararli al ruolo responsabile che assumeranno nell’età adulta di persone indirizzate ad una società equa e fondata sul rispetto dei valori costituzionali e dei diritti umani.

Purtroppo, il territorio dove sono avvenuti i tristi episodi è lacerato dalla presenza di povertà materiale e morale, si assiste quotidianamente a storie di minori che, purtroppo, anche in famiglia, vengono educati a comportamenti che appaiono improntati al bullismo e non alla comprensione e alla tolleranza. L’educazione dei minori, come noto, deve essere fondata sull’eguaglianza e sulla traslazione dei principi di rispetto della persona umana e della sua dignità. Il comportamento dei minori è espressione dell’educazione ricevuta – dalle carenze scaturisce una responsabilità del mondo adulto da intendersi sia come diretta responsabilità in educando, sia come responsabilità in vigilando, ma anche come responsabilità in eligendo. L’educazione, deve essere indirizzata alla formazione dei soggetti in fieri, che realizzano la propria personalità in  famiglia e nella scuola, al fine essere adulti responsabili. Come osservato dalla Suprema Corte, l’educazione consiste nel fornire al minore tutti gli strumenti idonei per edificare la persona a divenire adulta.

In capo alla scuola è il compito di evitare che si instaurino dannose dinamiche psicologiche nei minori, sia vittime che autori di atti di bullismo. Gli educatori debbono attuare adeguate metodologie di intervento che consentano di promuovere nei minori riflessioni volte al superamento di atteggiamenti di chiusura, agevolando il dialogo tra scuola e famiglie.

L’agenzia educativa, in tali casi, ha il compito delicatissimo di garantire input relazionali, in grado di trasformare positivamente le situazioni di conflitto conclamato o latente.

E’ evidente che gli atti di bullismo rischiano il determinare (sia nelle vittime che negli autori degli atti di bullismo) l’instaurarsi di un doppio circuito negativo di difficile risoluzione con grave lesione degli interessi e dei diritti di cui, i minori interessati, sono titolari. Il bambino vittima, non sentendosi tutelato dall’Autorità Scolastica, per un meccanismo di autodifesa, ha il rifiuto della scuola che identifica come luogo nel quale è a rischio la sua incolumità e nel quale i comportamenti devianti dei compagni sono addirittura approvati dagli educatori, attraverso un atteggiamento di silenzio assenso. Avendo interiorizzato le emozioni negative, il fanciullo, rifiuta di frequentare la scuola.

I minori bulli rischiano di percepire come validi gli atteggiamenti devianti, in quanto non adeguatamente condannati dalle Autorità Scolastiche, e non scoraggiati, attraverso una strategia educativa. I bulli sono lasciati soli con proprio disagio e la loro sofferenza, senza una presa in carico della loro problematica, con conseguente mancata occasione di input educativo.

Esercitare attività didattica nella scuola si traduce anche nella tutela della salute dei minori che la frequentano, affinchè non subiscano lesione della loro dignità.

La scuola costituisce uno spazio particolarmente importante e durante lo svolgimento dell'attività didattica va preservato il benessere di tutti gli alunni, anche attraverso azioni formative per l’implementazione negli insegnanti, nei ragazzi/bambini, delle capacità di mediazione del conflitto, con soluzioni riconosciute e stabili