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garante

Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza

Regione Calabria

Il Garante


 

 

Prot 140                                                                               Reggio Calabria 07.04.2016    

 

                                                                                             On. Presidente del Senato               

                                                  On Presidente   Commissione Giustizia del Senato              

On. Presidente della Regione Calabria

                                                                 Presidente della Corte di Appello   Catanzaro

Procuratore della Repubblica presso la Corte di Appello Catanzaro

                                                          Presidente della Corte di Appello Reggio Calabria

Procuratore della Repubblica   presso la Corte di Appello Reggio Calabria

                                                  Presidente del Tribunale per i minorenni di Catanzaro

Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Catanzaro

Presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria

Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria

Osservazioni al DDL n. 2593” delega al Governo recante disposizioni per l’efficienza del processo civile” 

L´approvazione del disegno di legge A.C. 2953-A (delega al Governo recante disposizioni per l’efficienza del processo civile) ad opera della Camera dei Deputati, nella sua versione emendata dal Presidente della Commissione Giustizia della Camera, prevede la soppressione del Tribunale dei minorenni e della Procura della Repubblica istituita presso il Tribunale per i minorenni, le cui competenze saranno trasferite a sezioni specializzate per la persona, la famiglia e i minori di Tribunali e Corti d’Appello.  Nello specifico, il disegno di legge prevede l’istituzione del “tribunale della famiglia e delle persona", costituito da sezioni circondariali e distrettuali specializzate per la persona, la famiglia e i minori, presso i Tribunali e le Corti d'Appello, con la contestuale soppressione del Tribunale per i minorenni.

Alle sezioni specializzate circondariali, che saranno istituite presso il Tribunale del capoluogo del distretto di Corte d'Appello, saranno attribuite le controversie attualmente di competenza del Tribunale Ordinario in materia di stato e capacità delle persone, separazioni e divorzi, rapporti di famiglia e minori, i procedimenti civili attualmente di competenza del tribunale per i minorenni e i procedimenti attribuiti oggi al giudice tutelare in materia di minori ed incapaci. 

“Funzioni di primo grado avranno anche le sezioni specializzate distrettuali, istituite - sul modello delle sezioni lavoro - presso le Corti d'Appello e le sezioni distaccate di corti d'appello: queste sezioni si occuperanno dei procedimenti previsti dalla legge sulle adozioni; dei procedimenti previsti dagli articoli 330, 332 e 333 c.c.; dei procedimenti relativi ai minori non accompagnati ed ai minori richiedenti asilo; dei procedimenti attualmente devoluti al tribunale per i minorenni, diversi da quelli previsti dall'art. 38 disp.att. c.c. (che vengono attribuiti alle sezioni circondariali), tanto in materia civile, quanto in materia penale e amministrativa. Per il secondo grado, ulteriori apposite sezioni specializzate dovranno essere istituite presso le Corti d'Appello e le sezioni distaccate delle Corti d'Appello, con garanzia che le funzioni siano esercitate in via esclusiva da parte dei magistrati o che, ove ciò non sia possibile, questi procedimenti vengano comunque assegnati a un collegio specializzato. Le competenze per i procedimenti penali a carico di minorenni, oggi del Tribunale per i minorenni, dovranno essere attribuite alle sezioni specializzate distrettuali.”

L’emendamento di fatto fa venire meno quella separazione tra la giustizia minorile (ritenuta anacronistica) e quella dei soggetti adulti, ció nel dichiarato intento di razionalizzazione delle Autoritá Giudiziarie.

La scrivente Autority aveva giá presentato alla Commissione Giustizia della Camera, nel luglio 2015, osservazioni al DDL. n.2593, presentato dal Ministro della Giustizia di concerto col Ministro delle finanze l’11.03.2015.

In particolare, era  stato evidenziato, come per quanto gli obiettivi di razionalizzazione dei termini processuali e semplificazione dei riti, mediante la loro omogeneizzazione, siano particolarmente meritevoli di tutela, questi non debbono essere realizzati a discapito di una visione puerocentrica del procedimento che, a diverso titolo, vede coinvolti minori.

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Le esigenze processualistiche non possono essere realizzate in contrasto con i diritti che, indipendentemente dalle domande proposte dalle parti, debbono essere tutelati, anche in un’ottica di tutela sociale del minore, attraverso detti procedimenti. Si è segnalato, in particolare, anche alla luce della normativa di tutela minorile vigente, come il disegno di legge, andasse contemperato ed adeguato a diritti già riconosciuti ai minori, primi fra tutti quelli contenuti nella Convenzione di New York e nella Convenzione di Strasburgo e alle Linee guida del Comitato dei Ministri del Consiglio di Europa per una giustizia a misura di minore.

Si era evidenziato come, sebbene il sistema processuale di tipo dualistico,   nonostante le recenti riforme, cozzi con il principio dell’unicità dello status di figlio, la costituzione di una sezione specializzata della famiglia presso il tribunale ordinario non sia idonea a tutelare gli interessi dei minori coinvolti  (la novella non ha eliminato talune discrasie tra i procedimenti aventi ad oggetto i figli, in particolare si ripropone la questione di un diverso trattamento per ciò che concerne la responsabilità genitoriale dei figli in seguito a separazione - la cui competenza è riservata al giudice monocratico - e quella scissa dal giudizio di separazione, e dunque, tipica dei figli nati fuori dal matrimonio, che prevede, invece, il rito camerale). 

In particolare si è rappresentao come il testo del ddl ante emendamento Ferranti fosse inidoneo alle garanzie minorili per le seguenti ragioni: 

  • la sezione specializzata non risulta idonea a realizzare, attraverso l’ausilio dei servizi sociali e di tecnici specializzati, il medesimo grado di tutela minorile offerto dai Tribunali per i minorenni.

La tutela offerta dal Tribunale per i minorenni è frutto di una composizione collegiale nella quale confluiscono, non come ausiliari (a cui non può demandarsi il compito di giudicante) figure con competenze diverse, ciò in funzione di un necessario approccio olistico alla tutela minorile.

Le norme che pongono limiti alla permanenza dei magistrati nello stesso ufficio, comportando il costante trasferimento da sezione a sezione del

Tribunale Ordinario, non sono idonee a garantire la medesima specializzazione offerta dai Tribunali per i minorenni atteso che anche ex art 2 disp. Att. l’assegnazione degli affari è disposta “in modo da favorire la diretta esperienza di ciascun giudice nelle diverse attribuzioni della funzione giudiziaria minorile”. Solo in tal modo si realizza il migliore esercizio della giurisdizione perché pone il giudicante a contatto con entrambe le sfere (penale e civile) e fornisce una competenza del fenomeno minorile olistica, che prende in considerazione il bambino come persona, sotto tutte le declinazioni che l’individuo, attraverso la sua personalità, realizza.

  • L’ attribuzione delle funzioni di PM a magistrati ai quali è attribuita in misura prevalente la trattazione di affari rientranti nella competenza della sezione specializzata, così come la previsione di un’attribuzione, almeno in misura prevalente di un sezione di Corte d’Appello delle impugnazioni in materia familiare non e´ idonea a garantire la specializzazione necessaria, realizzabile solo attraverso l’esclusività delle funzioni.
  • La disciplina di un rito improntato ai criteri di semplificazione e flessibilità, per quanto meritevole di tutela, si mostra inidonea a realizzare interessi minorili troppo spesso violati dalla formalità o dalla durata processuale. La ricerca di una semplificazione non deve far cadere nel rischio di esporre minori a violazioni del loro best interest (si richiama l’obbligo -discendente in primis dalla convenzione di New York- per il quale in ogni decisione giudiziaria deve avere prevalenza l’interesse del minore; rispetto alla semplificazione e alla flessibilità processuale dovrà prevalere l’ interesse a un provvedimento maggiormente conforme all’interesse minorile, interesse che, come noto, riguarda il diritto del minore alla bi genitorialità, alla dignità, ad essere parte dei giudizi che lo riguardano, ad essere ascoltato, ad avere un suo difensore, a veder tutelati tutti i suoi diritti dalla crescita ed educazione nella propria famiglia, all’ allontanamento da essa  quando viene pregiudicato lo sviluppo psicofisico, anche se ciò comporta un dilungarsi del procedimento in danno della snellezza). L’interesse del minore non può soccombere in vantaggio di una snellezza e di una economia processuale. Appare fondamentale sottolineare quanto una composizione collegiale con competenze molteplici sia la forma più idonea a realizzare gli interessi minorili. Si rammenta, ancora una volta, che la forma collegiale offerta dal Tribunale per i minorenni, è quella che maggiormente tutela gli interessi dei minori coinvolti (tutela minorile in posizione di ascolto anche attraverso i membri del collegio, esperti in scienze umane, per una più facile comprensione di ciò che un minore che, in genere per paura non dice espressamente o, quale soggetto in fieri, non è in grado di riferire fatti ed esprimere sentimenti.
  • La subordinazione di una rideterminazione delle dotazioni organiche “delle sezioni specializzate...adeguandole alle nuove competenze” delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili, affievolisce ad interesse legittimo il diritto del minore alle garanzie oggi offerte dal sistema giudiziario.

Queste le criticitá evidenziate all’originario testo del disegno di legge. L´emendamento successivo approvato, seppure in qualche misura tiene conto delle perplessitá avanzate, anche, dall´Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia, dall’Ordine nazionale assistenti sociali, dal CISMAI, dalla Camera penale minorile, dall’unione nazionale camera minorile, non accoglie per intero le esigenze di tutela minorile e, per la sua formulazione, pone nuove criticitá.

In particolare, come emendato:

  • la costituzione di sezioni specializzate si allontana dalla originaria proposta di istituire un Tribunale e un Ufficio specializzato autonomo di Procura che accorpino in sè le competenze in materia di persona, famiglia e minorenni. 

L´eliminazione di Uffici specializzati con competenze esclusive ed esaustive in materia minorile e familiare dal disegno di legge non solo si pone in contrasto con i dettami costituzionali e con le raccomandazioni europee, ma non riesce a rispondere a sostanziali esigenze di specializzazione. Al riguardo l´Unione nazionale camere minorili,  nell´esprimere le sue perplessitá sull´emendamento, ha ricordato che “la stessa Corte Costituzionale con numerose pronunce ed, in particolare, con la sentenza 12.01.2015 n.1 ha espressamente sottolineato e ribadito che la tutela del minore è interesse assistito da garanzia costituzionale e che la che la giustizia mi giustizia minorile (globalmente intesa) deve essere deve essere improntata all’essenziale finalità di recupero del minore deviante attraverso la sua rieducazione e il suo reinserimento sociale, finalità quest’ultima che caratterizza tutte le fasi attraverso le quali la giurisdizione penale minorile si esplica (Corte Cost. 16 marzo 1992 n. 125) e che può essere realizzata solo attraverso una giurisdizione altamente specializzata”;

La separazione delle competenze civili da quelle penali che si realizzerebbe con l´emendamento approvato si pone in contrasto con una cultura minorile di tipo olistico, basata su un approccio complesso al disagio minorile.

  • Il disegno di legge non prevede la composizione collegiale mista oggi esistente presso il Tribunale per i minorenni in cui il giudice togato e´ affiancato da un giudice onorario caratterizzato da una preparazione specialistica. La collaborazione tra togati ed onorari ha realizzato una delle peculiaritá del Tribunale per i minorenni attraverso la quale e´ stata realizzata la tutela minorile multidisciplinare che tiene conto delle condizioni e delle relazioni dei minore con gli ambienti che lo circondano. Una presenza tecnica in funzione giudicante non puó essere sostituita da CTU, che non svolge funzioni giudicanti.
  • Il Pubblico Ministero Minorile non e´ caratterizzato dall´esclusivitá nelle funzioni con un Ufficio privo di autonomia gestionale. Inutile sottolineare il ruolo fondamentale del PM in ambito minorile chiamato a svolgere funzioni propulsive, sia in ambito civile sia in ambito penale. La previsione comporta che le attivitá di tutela minorile vengano realizzate presso le Procure Ordinarie che, come noto, sono ontologicamente diverse da quelle di tutela dell’infanzia.  A tale riguardo l´Associazione Italiana dei Magistrati per i minorenni e per la famiglia ha evidenziato come “l’ufficio requirente così delineato inciderebbe  gravemente, anche per effetto dei principi del giusto processo, sulla qualità e sulla quantità del lavoro svolto e trasmesso all’organo giudicante”.

Non puó non rilevarsi che la mancata autonomia della procura minorile si pone in contrasto con le Raccomandazioni europee in ordine alla child friendly justice e al divario esistente tra la giustizia minorile e quella ordinaria

  • L´accorpamento degli uffici minorili a quelli ordinari, inoltre, inciderebbe sulla mancanza di autonomia delle sezioni competenti per i minori, con evidenti risvolti negativi rispetto alla effettiva tutela minorile. 

E´ evidente che, in assenza di autonomia delle sezioni, non sarebbero realizzabili gran parte degli atti possibili solo grazie alla specializzazione minorile e alla perfetta conoscenza delle criticitá sociali territoriali che si ripercuotono sui minori. 

In questo senso azioni fondamentali come quelle cui si e´ assistito nel territorio calabrese, a mero titolo esemplificativo il protocollo d´intesa tra gli uffici giudiziari del distretto di Reggio di Calabria per interventi giudiziari coordinati a tutela dei minori in disagio, vittime e autori di reato, sarebbero irrealizzabili.

L´emendamento, sopprimendo uffici altamente specializzati, rischia di privare di ogni effetto sostanziale gli atti e gli sforzi compiuti per realizzare una giustizia a misura di minore per rispondere ad esigenze organizzative, necessarie a causa della carenza di risorse presenti negli uffici giudiziari ordinari, con un evidente pregiudizio alla condizione dei diritti dei minori. Esiste il rischio di trasformare il minore, da soggetto di diritto portatore di interessi autonomamente azionabili, a oggetto del giudizio in funzione delle richieste genitoriali. Non possono non condividersi le perplessitá espresse dal CISMAI sull´emendamento al disegno di legge che evidenzia il rischio di “una sovrapposizione della giurisdizione minorile a quella familiare”. 

Il sistema di giustizia minorile attualmente vigente in Italia costituisce il risultato di un processo di maturazione della coscienza civile, che, nel tempo, è andata riconoscendo la specificità della condizione dei soggetti minori di etá. 

Gli scopi della costituzione del Tribunale per i minorenni, pur nei limiti del contesto storico in cui avvenne, furono, essenzialmente :

  1. 1)la specializzazione del giudice minorile nella forma più completa e più ampia e garantire, in tutela della peculiare condizione minorile, la costituzione di un organo di decisione specializzato;
  2. 2)indirizzare la funzione punitiva verso finalità del riadattamento del minorenne, lasciando ampi margini di intervento al processo rieducativo del minore anche al fine di garantire il ritorno alla vita sociale dei minori coinvolti nei procedimenti penali;
  3. 3)l’istituzione di un tribunale quale organo autonomo rispetto agli altri Tribunali, con competenza nei settori penale, civile e amministrativo. Ció rispondeva alle diversitá dell´organico in cui era costituito e alla sua competenza territoriale differenziata e più ampia rispetto a quella del Tribunale ordinario.

L´esame del R.D.L. istitutivo del Tribunale per i minorenni –seppur avendo riguardo alla necessitá di “chiedersi in che momento sia sorta una giustizia separata per i minorenni e per far fronte a quali problemi sociali, dal momento che gli impulsi che l'hanno fatta sorgere sono legati a periodi storici precisi, a specifiche culture e ad una determinata concezione della  minore età e della giustizia”- mostra come fosse presente, nei limiti sopra indicati essendo, seppure solo in forma embrionale una scintilla di quel processo puerocentrico che ha visto il suo apice nella recente novella volta all´unificazione dello status di figlio.

Tanto doverosamente si rappresenta   in adempimento ai propri compiti       

                                                              F.to.  Marilina Intrieri 

 Prot. n.385                                                                 Reggio Calabria 28.07.2015 

                                                               Alla Commissione Giustizia della Camera                                                                            Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Osservazioni del Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria su 

DDL. n.2593 “delega al Governo recante disposizioni per l’efficienza  del processo civile”presentato  dal Ministro della Giustizia di concerto col Ministro delle finanze  l’11.03.2015.

Il  sottoscritto Garante per l’infanzia e l’ adolescenza    della  Regione Calabria, analizzate le criticità territoriali, letti la relazione illustrativa al DDL, il documento di sintesi sulle fattispecie oggetto di criticità e sulle prioritarie proposte di intervento in materia di processo civile della Commissione di studio costituita con D.M. del 27.05.14, i verbali         d’esame          contenuti     nel     bollettino delle giunte e delle commissioni parlamentari Giustizia (II), le osservazioni formulate dalla AIMMF, ritiene che

per quanto gli obiettivi evidenziati nella relazione illustrativa di razionalizzare i termini processuali e semplificare i riti mediante la loro omogeneizzazione, ciò anche alla luce dell’unificazione dello status di figlio[1], siano particolarmente meritevoli di tutela, questi non debbono essere realizzati a discapito di una visione puerocentrica del procedimento che a diverso titolo vede coinvolti minori[2], e pertanto osserva quanto segue

Orbene, se non vi è dubbio che il sistema processuale di tipo dualistico cozzi con il principio dell’unicità dello status di figlio, non può sottacersi che la costituzione di una sezione specializzata per la famiglia  corra il rischio di non essere la soluzione idonea alla tutela degli stessi[3]; è evidente, infatti,  che:

  1. a)La sezione specializzata non è idonea attraverso i soli strumenti offerti dall’art. 1, lett. b, 3, dunque, “attraverso l’ausilio dei servizi sociali e di tecnici specializzati nelle materie di competenza” a realizzare il medesimo grado di tutela minorile offerto dai tribunali per i minorenni.

La tutela offerta dal tribunale  per i minorenni è frutto di una composizione collegiale nella quale confluiscono, non come ausiliari (a cui non può essere demandato il compito di giudicante) figure con competenze diverse ciò in funzione di un necessario approccio olistico alla tutela minorile.

Si aggiunga che la norme che pongono limiti alla permanenza dei magistrati  stesso ufficio e che comportano il costante trasferimento da sezione a sezione del tribunale ordinario non sono idonee a garantire la medesima specializzazione offerta dai Tribunali per i minorenni atteso che anche ex art 2 disp. Att. L’assegnazione degli affari è disposta “in modo da favorire la diretta esperienza di ciascun giudice nelle diverse attribuzioni della funzione giudiziaria minorile”. Solo in tal modo, infatti, si realizza il migliore esercizio della giurisdizione perché pone il giudicante a contatto con entrambe le sfere (penale e civile) e fornisce una competenza del fenomeno minorile olistica, che prende in considerazione il minore come persona e, dunque, un minore sotto tutte le declinazioni che l’individuo attraverso la sua personalità realizza.

  1. b)L’ attribuzione delle funzioni di PM a magistrati ai quali è attribuita in misura prevalente la trattazione di affari rientranti nella competenza della sezione specializzata previsto dall’art. 1, lett. b, 4, così come la previsione di un’attribuzione, almeno in misura prevalente di un sezione di Corte d’Appello delle impugnazioni in materia familiare, di cui al successivo numero 6, non garantisce la specializzazione necessaria realizzabile solo attraverso l’esclusività delle funzioni. Appare, quindi, conforme all’interesse minorile l’elisione dell’inciso “almeno in misura prevalente” presente all’indicata
  2. c)La disciplina di un rito improntato ai criteri di semplificazione e flessibilità, di cui al successivo numero 5, è certamente meritevole di tutela ed idoneo a realizzare interessi minorili troppo spesso violati dalla formalità o dalla durata processuale, ma la ricerca di una semplificazione non deve far cadere nel rischio di esporre minori a violazioni del loro best interset (non dimentichiamo, infatti,  l’obbligo discendente in primis dalla convenzione di New York- per il quale in ogni decisione giudiziaria deve avere prevalenza l’interesse del minore; rispetto alla semplificazione e flessibilità processuale dovrà, quindi, prevalere l’ interesse a che il provvedimento sia un provvedimento maggiormente conforme all’interesse minorile,  interesse che come noto riguarda il diritto del minore alla bi genitorialità, alla dignità, ad essere parte dei giudizi che lo riguardano, ad essere ascoltato, ad avere un suo difensore, a veder tutelati tutti i suoi diritti dalla crescita ed educazione nella propria famiglia all’ allontanamento da questa quando viene pregiudicato il suo sviluppo psicofisico anche se ciò comporta un dilungarsi del procedimento in danno della sua snellezza o una complessità nello svolgimento dello stesso in danno del criterio di semplificazione e flessibilità). L’interesse del minore non può soccombere in vantaggio di una snellezza ed economia processuale. All’uopo appare fondamentale sottolineare quanto una composizione collegiale con competenze molteplici sia la forma più idonea a realizzare gli interessi minorili. Ricordiamo ancora una volta che la forma collegiale offerta dal Tribunale per i minorenni è quella che maggiormente tutela gli interessi dei minori coinvolti poiché vede come giudicanti non solo magistrati esperti di diritto, ma membri del collegio esperti in altri campi delle esigenze della personalità minorile quali psicologi, psicoterapeuti ed in generale esperti in scienze umane realizzando quell’approccio olistico che rappresenta l’unica reale strada di effettiva tutela minorile idonea a porsi effettivamente in posizione di ascolto, anche di ciò che non è espressamente detto (perché il minore ha paura o, quale soggetto in fieri, non è in grado di riferire o di comprendere l’importanza di esprimere un sentimento, un fatto, una paura, un’esigenza del minore). 
  3. d)La subordinazione di una “rideterminazione delle dotazioni organiche delle sezioni specializzate per la famiglia e la persona, dei tribunali ordinari e dei tribunali per i minorenni, adeguandole alle nuove competenze” delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili affievolisce ad interesse legittimo il diritto del minore alle garanzie oggi offerte dal sistema giudiziario.

Tanto si rappresenta all’On. Commissione Giustizia della Camera dei Deputati  per l’acquisizione  formale agli atti della indagine conoscitiva.

                                                                                 F.to.  Marilina Intrieri

 

 

 

 

 

 

 

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[1] L’unificazione dello status di figlio non ha eliminato talune discrasie tra i procedimenti aventi ad oggetto i figli, in particolare si ripropone la questione di un diverso trattamento per ciò che concerne la responsabilità genitoriale dei figli in seguito a separazione, la cui competenza è riservata al giudice monocratico, e quella scissa dal giudizio di separazione, e dunque, tipica dei figli nati fuori dal matrimonio, che prevede, invece, il rito camerale. 

[2] Le esigenze processualistiche non possono essere realizzate in contrasto con i diritti che, indipendentemente dalle domande proposte dalle parti, debbono essere tutelati, anche in un’ottica di tutela sociale del minore, attraverso detti procedimenti. Ecco, dunque, che le proposte contenute nel DDL debbono essere contemperate ed adeguate a diritti già riconosciuti, primi fra tutti quelli contenuti nella Convenzione di New York, convenzione di Strasburgo,  le Linee guida del Comitato dei Ministri del Consiglio di Europa per una giustizia a misura di minore.

[3] La medesima  relazione illustrativa al DDL specifica che a detta sezione specializzata debbono essere garantite la  specializzazione e attribuiti gli strumenti di cui oggi dispone il giudice dei minorenni.