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Posti fazione di. Marilina intrieri al testo I MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI Analisi ragionata della L. 7 aprile 2017, n. 47 dell'avv prof.ssa Triestina Bruno, edizioni la tribuna dossier

 

On. Marilina Intrieri

Presidente Child’s Friends National Association

già membro Commissione parlamentare infanzia (xv Legsl) e già Garante Infanzia e adolescenza Regione Calabria

 

La tutela dei diritti fondamentali alla salute, alla cura, all’assistenza, dei minori stranieri non accompagnati alla luce della legge 7 aprile 2017, n. 47.

La L 47/2017, colmando un vuoto legislativo, elimina la disparità di trattamento tra minori stranieri non accompagnati (MSNA) titolari del permesso di soggiorno, i quali vengono iscritti obbligatoriamente al servizio sanitario nazionale(SSN), e quelli privi di permesso, ai quali non è stata, prima, consentita l’iscrizione al SSN. Finalmente, a tutti, è garantito l’accesso a tutte le prestazioni sanitarie.

L’art. 14 della L. n. 47 del 7 aprile 2017, garantisce iscrizione al servizio sanitario nazionale a tutti i minori stranieri non accompagnati, anche nelle more di rilascio del permesso di soggiorno, subito dopo il loro rintraccio sul territorio nazionale, previo segnalazioni di legge.

La richiesta di iscrizione del MSNA, al Servizio sanitario nazionale, sarà presentata dal responsabile della struttura di prima accoglienza o dall'esercente, anche in via temporanea, la responsabilità genitoriale.

L’espressa previsione legislativa introdotta dalla L. n. 47/ 2017, supera una grave negazione del diritto a tutte le cure sanitarie, ex convenzione di New York (norma speciale che prevale su quella generale contenuta nel testo unico immigrazione), in danno di quei fanciulli stranieri non accompagnati, privi di permesso di soggiorno

Fino ad ora, la garanzia di accesso dei minori stranieri al diritto alla salute, è stata oggetto di grandi criticità, dettate, non solo dal grande afflusso ma dalle modalità attuate dalle istituzioni preposte alla gestione dei flussi migratori, i quali, oramai, si ripetono, in modo costante, da diversi anni.

Non più, quindi, emergenza eccezionale ma quotidianità, anche per i gravissimi conflitti in atto nel mondo.

Alla luce della norma di principio, è bene che Stato, Regioni, Garanti dell’infanzia, promuovano l’integrazione di schemi operativi e protocolli tra istituzioni, inerenti l’accoglienza dei MSNA, al momento dello sbarco e successivamente, per eliminare la negazione di un diritto fondamentale riconosciuto dalla Repubblica a tutti i fanciulli e una discrasia, nella corretta assistenza e nel trattamento dei servizi offerti, a seconda del luogo di sbarco o rintraccio degli stessi, sul territorio italiano.

Il minore quale soggetto in fieri, necessita di particolare cura e protezione rispetto ad altre categorie e va tutelato nei suoi diritti fondamentali.

L’ obiettivo da raggiungere è l'omogeneizzazione di interventi, per migliorare le modalità operative, le buone pratiche, i livelli di condivisione con la rete territoriale di protezione minorile.

Per la valutazione dello stato di salute e l'attivazione di screening sui minori non accompagnati, gran parte delle Aziende Sanitarie, intervengono in ausilio alle forze dell'ordine, con personale sanitario ma non tutte, ancora oggi, hanno definito linee guida, per quanto di competenza, specialmente con i centri di accoglienza.

Molti MSNA che giungono sulle coste del nostro Paese, vengono ospitati in diverse strutture e risultano affetti da epatite B, scabbia, altre malattie e molti responsabili delle strutture di prima accoglienza, si sono visti, fino ad oggi, rifiutare innumerevoli volte, dall’azienda sanitaria competente, le prestazioni dovute, in quanto sprovvisti del codice STP.

Il codice STP, ricordiamo, DEVE essere rilasciato dalla medesima azienda sanitaria (ASP), che rifiuta le cure a chi ha la responsabilità del MSNA, sia essa, struttura di accoglienza che, esercente, anche in via temporanea, la responsabilità genitoriale!

All’ASP, onde evitare negazione e, quindi, violazione di fondamentali diritti umani, compete fornire le dovute informazioni per il rilascio del suddetto codice.

Anche prima della entrata in vigore della legge 47/2017 a tutti i minori stranieri non accompagnati, anche non iscritti al SSN, oltre le cure, ex convenzione di New York e per espressa previsione legislativa, avevano diritto alle vaccinazioni, secondo la normativa, alle cure ambulatoriali ed ospedaliere essenziali, ancorchè continuative, sia per malattia che infortunio e ai programmi di medicina preventiva, anche nell’ambito di campagne di prevenzione collettive autorizzate dalle Regioni.

A moltissimi dei minori di cui si parla sono state negate!

Alla luce di quanto sopra, in conformità con i diritti riconosciuti dalla Repubblica al MSNA e a tutela della salute pubblica, è più che mai urgente uno schema operativo di accoglienza sanitaria del minore non accompagnato, almeno in ogni regione.

La migrazione minorile è una tragica problematica all´ordine del giorno.

Lo schema operativo dovrà garantire al MSNA il diritto ad una anamnesi familiare, seppure sommaria e a mezzo telefonico, con la famiglia di origine, per eventuali patologie pregresse, ai controlli sanitari, alle condizioni vaccinali, alla profilassi, al necessario sostegno psicologico, per il tempo che occorre, alla luce del grave, personale, vissuto recente subìto.

Nell’unitarietà del sistema e delle singole disposizioni normative, in deroga alle altre norme sull’immigrazione, è previsto che per gravi motivi connessi alla sana crescita psicofisica del minore e alle sue condizioni di salute, il Tribunale per i minorenni, possa provvedere ad autorizzare il rilascio del visto d’ingresso e del permesso di soggiorno ad un familiare del fanciullo, al fine di garantirgli il diritto gli affetti e alla famiglia.

Inoltre è necessario sottolineare che si rendono necessari interventi decisivi, in sede istituzionale, finalizzati ad escludere dalla compartecipazione alla spesa sanitaria tutti i minori che versano nelle condizioni sopra descritte e necessitano dell’ assistenza specialistica.

Solo in tal modo verrebbe garantito, appieno, il diritto alla salute ai minori stranieri e non, accolti fuori dalla famiglia di origine.

Per minori al di fuori della propria famiglia bisognevoli di prestazioni specialistiche ambulatoriali in strutture sanitarie, sia pubbliche che private accreditate, alcune Regioni, hanno, espressamente, previsto, con delibera di Giunta Regionale, l'esenzione dal pagamento dei ticket, E’ il caso della Regione Emilia Romagna che con delibera di Giunta n. 1036 del 20 luglio 2009, ha previsto l’esenzione per i minori (0-17 anni) in affido sia a famiglie che in comunità, e anche per i minori in adozione.

Il Garante della Regione Calabria, tra il 2011 e il 2015, ha proposto e stipulato Protocolli d’intesa con le aziende sanitarie provinciali, nei quali, nel rispetto della normativa internazionale, si è prevista la somministrazione delle prestazioni sanitarie in favore dei sopraindicati minori, fuori famiglia, senza pagamento di alcun ticket.

Una corretta applicazione del criterio di superiorità normativa è, comunque, sufficiente a risolvere antinomie e vuoti legislativi, concernenti il diritto di accesso, dei minori fuori famiglia, senza alcun pagamento di ticket, ai servizi del SSN.

Attualmente, in Italia, molti minori non accompagnati, collocati in strutture di accoglienza o presso famiglie affidatarie, si vedono negate dalle Aziende sanitarie che sono i soggetti obbligati a fornire le prestazioni sanitarie, prescritte dal medico di base, le cure di cui necessitano, in mancanza di pagamento del ticket, da cui dovrebbero essere esentati, nonostante che su tutto il territorio nazionale, deve essere Loro garantito il diritto alla salute e all'assistenza sanitaria, senza alcuna distinzione di colore, religione, cultura ed etnia.

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L’erogazione deve avvenire, senza indugio, trattandosi di minori fuori famiglia di origine, lontani, quindi, da chi ha titolo al pagamento della somma.

Si rammenta, a tal fine, che l’affidamento è un ufficio di diritto civile, gratuito, fondato sul principio di solidarietà costituzionale e rispetto della persona e la grave assenza pubblica, nel sostegno dovuto alle famiglie e agli enti affidatari, ostacola la diffusione dell’affidamento e, dunque, lo sviluppo e la sana crescita psicofisica dei minori coinvolti.

La letteratura scientifica ha evidenziato i danni causati dall’istituzionalizzazione minorile. I minori, infatti, per sviluppare in pieno le proprie potenzialita’ necessitano di rapporti affettivi che possono concretizzarsi solo all’interno di strutture familiari.
Per tali motivi la legge che regolamenta l’adozione e l’affidamento (legge sul diritto del minore ad una famiglia, L. 184/2003) prevede la durata massima dell’affidamento etero familiare in due anni. La legge, inoltre, ha disposto la chiusura degli istituti (come gli orfanotrofi) sin dal 01.01.2007).

La norma considera quindi, la famiglia la soluzione da prediligere nell’individuazione del soggetto affidatario e la casa famiglia una soluzione residuale.

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