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Comitato per il NO – San Giovanni Rotondo

Coordina Salvatore Mangiacotti, già sindaco e responsabile provinciale del Centro Studi La Pira, con il Prof. Guido Calvi, Prof. Lucio Libonati, Pro. Michele Filippelli, On. Marilina Intrieri presidente nazionale del Centro Studi.

 

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Intervista su Repubblica di Conchita Sannino a Luigi De Magistris –Sindaco di Napoli sulla riforma costituzionale

«Per me, resta una riforma pericolosa. Non solo io, ma tutta la mia giunta e la maggioranza siamo

mobilitati su questo fronte». Luigi de Magistris, primo cittadino di Napoli  al secondo mandato, resta saldamente ancorato alle ragioni del No al referendum costituzionale. E non condivide, dunque, l’amarezza espressa da Giuliano Pisapia - ex collega della stagione dei sindaci “arancioni” che ieri si è detto lontano dal fronte del No - per «la disastrosa polemica» che continua a dividere il centrosinistra e per i rischi di «instabilità politica». Allo stesso tempo, l’ex pm vede nella crisi politica che colpisce i 5 Stelle a Roma «un elemento che potrebbe incidere a favore di Renzi».

Sindaco de Magistris, perché lei boccia la riforma?

«La ritengo tutta sbagliata. La riforma stravolge la chiarezza e la semplicità della Carta: siamo di fronte a un groviglio di norme, di commi,  che la rende farraginosa e complessa, la fa quasi assomigliare a una brutta legge ordinaria. E non mi convincono le promesse modifiche

all’Italicum, mi spiace per Giuliano Pisapia e per tanti che invece legano a questo la loro adesione. Nel merito: l’impianto della riforma va verso una struttura oligarchica...».

Ma molti autorevoli esponenti della sinistra, anche extra Pd, come

appunto Pisapia, insistono nel dire che non esiste un rischio per la democrazia.

«Scusate, ma dissento. La riforma va a favore della concentrazione del potere nelle mani del premier.

Tra l’altro: parliamo di un disegno costituzionale voluto da un premier e da una maggioranza che non ha legittimazione popolare; decisa all’interno  di un Parlamento eletto con una legge elettorale che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima.Beh, puzza un po’ di un atto di forzatura istituzionale».

De Magistris, lei stesso riconosce che esiste una tensione nel Paese verso il superamento del bicameralismo e la semplificazione.

«Ma questa riforma non la risolve. L’ho studiata, ho ascoltato i pareri di eminenti costituzionalisti. Addirittura, queste modifiche rendono   più farraginoso il meccanismo parlamentare e lo espone a una serie di ricorsi alla Corte Costituzionale. E non va nemmeno nella direzione che all’inizio era emersa: quella di favorire la partecipazione nel Senato di autonomie e comunità...».

A lei non è piaciuto che siano scomparsi, di fatto, i sindaci.

«Certo, la prima bozza prevedeva una presenza massiccia di sindaci, mentre ora troviamo quasi esclusivamente i consiglieri regionali rappresentati nel Senato. Un modo per riaffermare una forte predominanza degli apparati partitocratici. Sparita anche la prima spinta: autonomista e popolare».

Lo schieramento del Sì dice: ma si tagliano i costi della politica.

«A parte che fare una riforma costituzionale con questo scopo, sarebbe meschino, si poteva perseguire un’altra strada: un’autentica riduzione degli esponenti i parlamentari.

Ma la critica più forte che faccio è un’altra: ancora una volta, come è stato per Berlusconi, non si intravede nessuna iniziativa parlamentare e governativa forte verso l’attuazione della Costituzione.

 Dobbiamo applicare gli articoli sull’uguaglianza, sul diritto alla salute, la tutela del paesaggio, i soldi per la ricerca. Ecco perché la mobilitazione nazionale che noi mettiamo in campo per il No

faremo in modo che si trasformi poi in un Sì alla piena attuazione della Costituzione».

Lei con l’associazione DeMa propone un’idea alternativa di sinistra nazionale. Quanto incide il suo rapporto conflittuale con Renzi,sul No?

«No, alt. La dialettica politica, anche forte sul referendum e su altro, è giusta, segue un corso. Ma il rapporto tra istituzioni deve essere salvo.

Ecco perché non accetto il fatto che io non riesca a incontrare il premier se non a condizione che sia presente il commissario di Bagnoli, che noi come figura non riconosciamo».

Ipotesi vittoria del No: lei disse che Renzi non si sarebbe dovuto dimettere. Ha cambiato idea?

«Premesso che se vince il Sì, Renzi ne esce molto rafforzato, e tra l’altro, la vicenda romana con gli errori commessi dai 5 Stelle possono favorirlo; con la stessa chiarezza va detto che una vittoria del No sarebbe un colpo per lui politicamente durissimo.

Ma è stato Renzi a lanciare questo aereo e ora non è semplice fermarlo

INTRIERI su d'Agostino V. Presidente consiglio regionale

centrostudiRoma 11.08.2016

 

Marilina Intrieri: La Calabria ha bisogno di legalità. Sulla vicenda del vice Presidente d’Agostino il Presidente Irto proceda, senza ulteriori indugi, a consentire all’assemblea legislativa di determinarsi.
La Legge Severino è chiara. Non servono pareri di azzecca-garbugli per adempiere e per Nicola Irto la legalità non può essere un optional.
Era suo dovere una apposita convocazione di assemblea sul punto.


Per agevolargli il compito riporto, di seguito, la parte che interessa del Decreto legislativo, 31/12/2012 n° 235, G.U. 04/01/2013.

Capo III
Incandidabilita' alle cariche elettive regionali
Art.7 all’ncandidabilita' alle elezioni regionali 1. Non possono essere candidati alle elezioni regionali, e non possono comunque ricoprire le cariche di presidente della giunta regionale, assessore e consigliere regionale, amministratore e componente degli organi comunque denominati delle unita' sanitarie locali: a) coloro che hanno riportato condanna definitiva per il delitto previsto dall'articolo 416-bis del codice penale o per il delitto di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui all'articolo 74 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, o per un delitto di cui all'articolo 73 del citato testo unico, concernente la produzione o il traffico di dette sostanze, o per un delitto concernente la fabbricazione, l'importazione, l'esportazione, la vendita o cessione, nonche', nei casi in cui sia inflitta la pena della reclusione non inferiore ad un anno, il porto, il trasporto e la detenzione di armi, munizioni o materie esplodenti, o per il delitto di favoreggiamento personale o reale commesso in relazione a taluno dei predetti reati; b) coloro che hanno riportato condanne definitive per i delitti, consumati o tentati, previsti dall'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale, diversi da quelli indicati alla lettera a); c) coloro che hanno riportato condanna definitiva per i delitti, consumati o tentati, previsti dagli articoli 314, 316, 316-bis,316-ter, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater, primo comma, 320, 321, 322, 322-bis, 323, 325, 326, 331, secondo comma, 334, 346-bis del codice penale; d) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva alla pena della reclusione complessivamente superiore a sei mesi per uno o piu' delitti commessi con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio diversi da quelli indicati alla lettera c); e) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per delitto non colposo; f) coloro nei cui confronti il tribunale ha applicato, con provvedimento definitivo, una misura di prevenzione, in quanto indiziati di appartenere ad una delle associazioni di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a) e b), del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159.

2. Le disposizioni previste dal comma 1 si applicano a qualsiasi altro incarico con riferimento al quale l'elezione o la nomina e' di competenza del consiglio regionale, della giunta regionale, dei rispettivi presidenti e degli assessori regionali. 3. L'eventuale elezione o nomina di coloro che si trovano nelle condizioni di cui al comma 1 e' nulla. L'organo che ha deliberato la nomina o la convalida dell'elezione e' tenuto a revocarla non appena venuto a conoscenza dell'esistenza delle condizioni stesse.
Art.8 8 Sospensione e decadenza di diritto per incandidabilita' alle cariche regionali 1. Sono sospesi di diritto dalle cariche indicate all'articolo 7, comma 1: a) coloro che hanno riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati all'articolo 7, comma 1, lettera a), b), e c); b) coloro che, con sentenza di primo grado, confermata in appello per la stessa imputazione, hanno riportato una condanna ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per un delitto non colposo, dopo l'elezione o la nomina; c) coloro nei cui confronti l'autorita' giudiziaria ha applicato, con provvedimento non definitivo, una misura di prevenzione in quanto indiziati di appartenere ad una delle associazioni di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a) e b), del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159.


L’art 4 c 1 lett a e b recita: a) agli indiziati di appartenere alle associazioni di cui all'articolo 416-bis c.p.; b) ai soggetti indiziati di uno dei reati previsti dall'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale ovvero del delitto dicui all'articolo 12-quinquies, comma 1, del decreto-legge 8 giugno1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356;
4. A cura della cancelleria del tribunale o della segreteria del pubblico ministero i provvedimenti giudiziari che comportano la sospensione ai sensi del comma 1 sono comunicati al prefetto del capoluogo della Regione che ne da' immediata comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri il quale, sentiti il Ministro per gli affari regionali e il Ministro dell'interno, adotta il provvedimento che accerta la sospensione. Tale provvedimento e' notificato, a cura del prefetto del capoluogo della Regione, al competente consiglio regionale per l'adozione dei conseguenti adempimenti di legge. 6. Chi ricopre una delle cariche indicate all'articolo 7, comma 1, decade da essa di diritto dalla data del passaggio in giudicato della sentenza di condanna o dalla data in cui diviene definitivo il provvedimento che applica la misura di prevenzione.

L’omertoso silenzio assoluto, se continuasse, imporrebbe alla Calabria onesta di reagire
F.to Marilina Intrieri