foto intrieri

L'indottrinamento Mafioso e Responsabilità Genitoriale

libro indottrinamento copiaPresentazione alla Camera dei Deputati del testo giuridico di Michele Filippelli, docente universitario di diritto privato Ad Maiora editore, sull’ orientamento giurisprudenziale di Roberto DI Bella, presidente del tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, di tutela dei minori di famiglie che indottrinano i figli alla mafia

Lunedì 12 giugno, presso la sala "Aldo Moro" della Camera dei Deputati a Palazzo Montecitorio si terrà un'interessantissima presentazione delle pubblicazione, a cura di Michele Filippelli, dal titolo "L'indottrinamento mafioso e responsabilità genitoriale. L'orientamento giurisprudenziale del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria. Analisi e prospettive".

I saluti di benvenuto saranno affidati a Gennaro Migliore, sottosegretario di Stato alla Giustizia; a Filomena Albano, Autorità Garante dell'infanzia e dell'adolescenza; al prefetto Vincenzo Panico (già commissario straordinario del Comune di Reggio Calabria), nella qualità di commissario per le vittime dei reati di tipo mafioso; a Giuseppe Calabrese, direttore editoriale dell'edizioni Ad Maiora 2. 0 che ha pubblicato il libro di Filippelli, e - infine, a Gian Ettore Gassani, presidente dell'Associazione nazionale matrimionalisti italiani.

A coordinare i lavori Marilina Intrieri, presidente di "Child's Friends Association", già garante dell’infanzia della regione Calabria, Il testo giuridico sarà presentato da Michele Filippelli, professore aggregato di diritto privato e dal direttore della rivista "La Nuova procedura civile", Luigi Viola, avvocato e docente di diritto processuale civile.

L’orientamento giurisprudenziale sarà esposto da Roberto Di Bella, presidente del Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria.

Sono previsti gli interventi dei parlamentari Ernesto Carbone, componente della commissione Affari Costituzionali, Enza Bruno

Bossio, componente della commissione antimafia e Giuseppe Lumia, capogruppo Pd in Commissione Giustizia e proponenti proposte di legge sull’argomento e il responsabile giovAMI Lazio, Luca Volpe.

 

IMG 20170620 WA0097 copia

IMG 20170620 WA0098 copia

IMG 20170620 WA0103 copia

IMG 20170620 WA0126 copia

indott mafio copertina Pagina 2

“L’ACCOGLIENZA DEI MINORI” E LA NUOVA PROCEDURA CIVILE 27 GIUGNO 2016

L’ACCOGLIENZA DEI MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI

Marilina Intrieri

E’ definito minore straniero non accompagnato “il minore non avente cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione Europea che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova in Italia privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano.”

Rientrano tra i minori stranieri non accompagnati anche “i minori affidati, di fatto, ad adulti (compresi parenti entro il quarto grado) che non ne siano tutori o affidatari in base ad un provvedimento formale, in quanto questi minori sono comunque privi di rappresentanza legale in base alla legge italiana”

Non sempre vi è coincidenza tra il minore straniero non accompagnato ed il minore in stato di abbandono.

Un minore non accompagnato dai genitori può non essere “in stato di abbandono” quando è accolto da un parente, entro il quarto grado moralmente e materialmente idoneo a provvedervi, che però non ne ha la rappresentanza legale.

I minori stranieri, anche se irregolarmente soggiornanti sul territorio della Repubblica, sono titolari dei diritti consacrati nella Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata e resa esecutiva in Italia con Legge 27 maggio 1991, n. 176

L’art. 28 del T.U. sull’immigrazione, co 3 impone di dare priorità, in tutti i procedimenti amministrativi e giurisdizionali, al superiore interesse del fanciullo in conformità all’art. 3 co 1 della Convenzione di New York.

Tutti i minori presenti sul territorio italiano, dunque, anche i MSNA hanno diritto, in virtù della Convenzione sui diritti del fanciullo, ad avere accesso all’assistenza sanitaria. Più specificatamente l’art. 3 della Convenzione prevede che gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo le cure necessarie al suo benessere; l’art. 6 prevede che gli Stati parti assicurano, in tutta la misura del possibile, la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo, l’art. 23 garantisce cure speciali a minori fisicamente o mentalmente handicappati; l’art. 29 prevede il diritto al più alto standard possibile di cure mediche e di riabilitazione.

La tutela nei confronti dei minori, anche irregolari non accompagnati, emerge chiaramente nell’esame, compiuto delle singole disposizioni normative. Ad esempio l’art. 31 del TU immigrazione, in deroga alle altre norme sull’immigrazione, per motivi connessi allo sviluppo psicofisico del minore (anche non regolarmente residente in Italia) e alle sue condizioni di salute, al suo diritto a crescere ed essere educato nella propria famiglia, dispone che il Tribunale per i minorenni può autorizzare il rilascio del visto d’ingresso e del permesso di soggiorno in favore di un familiare del fanciullo mentre l’art. 19, del medesimo TU, prevede il divieto di espulsione per i minorenni stranieri, dunque, anche gli irregolari, salvo il loro diritto di seguire il genitore o l’affidatario espulsi.

Nonostante la copiosa normativa di tutela minorile, a livello comunitario e nazionale non sono presenti discipline unitarie di realizzazione degli interessi minorili concernenti le procedure per i minori stranieri non accompagnati, anche se non sono da sottacere diversi tentativi per la realizzazione di standard nell’accoglienza, quali ad esempio la proposta del Parlamento europeo e del Consiglio per l’emanazione di una direttiva su misure standard minime da applicare in caso di soggetti richiedenti asilo (COM(2008)0815 – C6-0477/2008 – 2008/0244) e diversi disegni di legge.

Per una maggiore chiarezza di seguito si evidenziano i diritti di cui i minori stranieri godono nel territorio della Repubblica.

I minori stranieri, titolari di un permesso di soggiorno, sono iscritti obbligatoriamente al Servizio Sanitario Nazionale e quindi hanno pienamente diritto di accedere a tutte le prestazioni da questo fornite (ex art. 34 T.U. Immigrazione).

I minori stranieri, privi di permesso di soggiorno, (caso dei MSNA) non possono iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale ma, comunque, hanno diritto a tutte le cure, ex Convenzione di New York del 1989 (norma speciale, concernente i minori, che prevale su quella generale contenuta sul T.U. sull’immigrazione), per espressa previsione legislativa.

Detti minori hanno diritto alle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e ai programmi di medicina preventiva.

(Art. 35 T.U. immigrazione comma 3, sono in particolare garantiti, lettera b) la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo; e lettera c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle Regioni).

Lo Stato e le Regioni sono competenti per l’erogazione delle cure, e se i richiedenti sono privi di risorse (come i MSNA) vanno erogate senza oneri a carico.

Le prestazioni ospedaliere urgenti o essenziali sono a carico del Ministero dell’Interno, mentre le restanti sono a carico del Fondo sanitario nazionale.

E’ garantito l’accesso alle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio (articolo 35 comma 4 e seguenti; articolo 42 commi 4 e seguenti del d. P. R. 394/1999, Regolamento di attuazione del Testo Unico sull’immigrazione).

La prescrizione e la registrazione delle prestazioni nei confronti degli stranieri privi di permesso di soggiorno vengono erogate con codice regionale a sigla STP (Straniero Temporaneamente Presente, art. 42 del Regolamento).

I minori stranieri non accompagnati, ex art. 19 del TU sull’immigrazione, non possono essere espulsi.

La soppressione del Comitato per Minori Stranieri non ha fatto venire meno gli obblighi degli enti locali e delle Istituzioni che, a vario titolo, hanno competenze sulla gestione dei flussi migratori dei minori stranieri non accompagnati. Le funzioni del Comitato sono state trasferite alla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Permane, in capo a detti soggetti, l’obbligo, di segnalazione della presenza del minore sul territorio italiano, l’invio della scheda censimentaria, la richiesta di indagini familiari nel paese di origine, la richiesta di rimpatrio assistito volontario, la richiesta di parere alla permanenza in Italia etc.

Con il termine della ”emergenza nord africa” la procedura ordinaria relativa ai sistemi di protezione dei minori stranieri non accompagnati -così come chiarito dalla nota pubblicata sul sito istituzionale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali il 14 gennaio 2013 e dalla successiva circolare congiunta Interno-Lavoro del 24.04.13 - prevede che i pubblici ufficiali, gli incaricati di pubblico servizio e gli enti, in particolare quelli che svolgono attività sanitarie o di assistenza (dunque i Comuni), sono responsabili per il collocamento del minore in luogo sicuro.

Detti soggetti, ex art. 5 del DPCM 535/99, sono tenuti a compiere la relativa segnalazione alla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione. La comunicazione non libera tutti i soggetti coinvolti dal compimento delle altre comunicazioni di legge e, dunque, dal comunicare alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, al Giudice tutelare per l’apertura della tutela e al Tribunale per i minorenni per l’adozione dei provvedimenti civili necessari in materia (affidamento etero familiare, ma anche, ove ricorrano le circostanze, provvedimenti ex art. 330 c.c. etc.).

Le operazioni di identificazione del MSNA –essenziali per il riconoscimento del presupposto della minore età che costituisce, ex art 19, co 2 T.U.I., ragione della inespellibilità - competono alle Autorità di Pubblica Sicurezza.

Ai minori stranieri non accompagnati deve applicarsi l’art. 430 c.c. ai sensi del quale “ quando il minore è moralmente o materialmente abbandonato o è allevato in luoghi insalubri o pericolosi, oppure da persone per negligenza, immoralità, ignoranza o per altri motivi incapaci di provvedere alla educazione di lui, la Pubblica Autorità, a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, lo colloca in luogo sicuro, sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione ”. Come noto rientrano nella nozione di Pubblica Autorità gli organi di Polizia e quelli deputati all’assistenza dei minori e alla protezione dell’infanzia. Nel caso in cui vi provvedano gli organi di Polizia il collocamento deve avvenire, necessariamente, per mezzo degli organi di protezione dell’infanzia atteso che il legislatore infatti considera i servizi sociali quali referenti privilegiati del minore.

L’Ente locale di prossimità è competente per la presa in carico dei minori stranieri non accompagnati e per la copertura dei relativi oneri di accoglienza ex L. 238/00. La norma de qua, conferisce ai Comuni il compito di realizzare i servizi socio-assistenziali, sia per minori italiani che stranieri, in accordo con i diversi enti interessati.

Detta previsione è già contemplata dal Dlgs 112/98 che all'art. 131 recita " Sono conferiti alle Regioni e agli enti locali tutte le funzioni e i compiti amministrativi nella materia dei "servizi sociali", salvo quelli espressamente mantenuti allo Stato dall'articolo 129 e quelli trasferiti all'INPS ai sensi dell'articolo 130. Nell'ambito delle funzioni conferite sono attribuiti ai Comuni, che le esercitano anche attraverso le Comunità montane, i compiti di erogazione dei servizi e delle prestazioni sociali, nonché i compiti di progettazione e di realizzazione della rete dei servizi sociali, anche con il concorso delle Province. "

Gli Enti locali sono chiamati ad assicurare i diritti di cui è portatore il minore straniero non accompagnato secondo la normativa nazionale ed internazionale vigente, la regolarizzazione dello status giuridico del minore (altrimenti esposto ad una condizione di rischio e vulnerabilità), l’avvio graduale del minore verso l’autonomia e l’inclusione nel tessuto sociale del territorio.

La progettazione e la realizzazione della rete dei servizi sociali comporta il collocamento del minore in una struttura di accoglienza necessariamente autorizzata/accreditata.

La permanenza di soggetti minori di età presso i C.A.R.A. ( centri di accoglienza richiedenti asilo) costituisce estrema ratio per la realizzazione della tutela minorile e, pertanto, può essere disposta solo nelle more dell’individuazione di luogo diverso, idoneo alle esigenze minorili, limitata agli stretti tempi tecnici, necessari all’individuazione e allo spostamento in luogo adeguato e conforme alle esigenze minorili, attuata impedendo promiscuità con adulti che potrebbero compromettere lo stato di sicurezza e la sana crescita psico-fisica del minore. I centri sono pianificati dalla direzione centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo e sono gestiti a cura e sotto la responsabilità delle Prefetture, tramite convenzioni con enti, associazioni o cooperative aggiudicatarie di appalti del servizio. Le prestazioni e i servizi oggetto di convenzioni sono l’assistenza alla persona con fornitura degli effetti personali, la ristorazione, l’alloggio, il servizio di pulizia e l’igiene ambientale, la manutenzione della struttura e degli impianti, l’assistenza sanitaria, l’assistenza psico-sociale, la mediazione linguistico culturale.

La questione dei minori stranieri nel territorio è oggetto di forti criticità, sia per il grande afflusso che per le carenze istituzionali nella gestione del flusso che, in modo costante, si ripete da diversi anni, e quindi, non può più essere trattato come emergenza o evento eccezionale, anche per i gravissimi conflitti in atto nel mondo.

Le carenze nella gestione si traducono in assenza di garanzie, per tutti i minori, dei diritti riconosciuti dalla Repubblica e una discrasia del trattamento e dei servizi offerti, a seconda del luogo di sbarco o del rintraccio, nel territorio nazionale.

Le maggiori criticità, nell’immediatezza dello sbarco, sono da ricollegare all’assenza di procedure comuni, all’uso eccessivo dell’esame radiologico del polso per l’identificazione del minore, all’urgenza di collocazione temporanea, alla carenza di attività di mediazione culturale, mentre nella fase successiva, alla carenza di beni necessari, alla commistione dei fanciulli con gli adulti, alle difficoltà di contatti telefonici con le famiglie, alla inidoneità dei luoghi di accoglienza, alla carenza di vaccinazioni etc.( nella seconda fase le criticità interessano anche i minori accompagnati e le donne in stato di gravidanza).

La prima accoglienza

L´assenza di una procedura uniforme per la gestione dei flussi migratori minorili, nel territorio nazionale, produce una disparita´ di trattamento dei MSNA, dipendente dal luogo di rintraccio o sbarco con conseguente violazione dei loro diritti.

I MSNA, come tutti i minori presenti sul territorio della Repubblica, debbono poter accedere ai diritti loro riconosciuti dalla Convenzione di New York sin dal momento della prima accoglienza ed identificazione.

E´, dunque, necessario che sia svolta, seppure sommariamente ed a mezzo telefonico, una anamnesi familiare su eventuali patologie pregresse di cui la famiglia è a conoscenza, unitamente ai controlli sanitari e alle condizioni vaccinali, all’eventuale profilassi e al sostegno psicologico, anche per il vissuto recente, gravante sul fanciullo.

Inoltre, alla luce degli abusi segnalati nell’utilizzo dell’esame auxometrico, si rende necessario definire modalità sull’ accertamento della età che si effettua al minore, il quale, come più volte evidenziato in dottrina, necessita di un approccio olistico.

In fase di primo soccorso si incontrano difficoltà nel collocare, nella immediatezza, i minori. Le criticità afferiscono all´individuazione, da parte dei Comuni, di concerto con Prefetture, Questure e Regione di strutture stabilmente deputate alla accoglienza temporanea dei minori, subito dopo l’identificazione. Una collocazione idonea, sia dal punto di vista igienico sanitario che sociale e la consegna di kit contenenti beni di prima necessità ( biancheria, carte telefoniche per i contatti con le famiglie, etc) consentirebbero il contrasto delle emergenze, negli sbarchi successivi. Invece, ancora oggi, si reiterano atti di violazioni di diritti minorili non tollerabili in uno Stato di diritto.

Appartengono alla cronaca le diverse segnalazioni di ONG riguardanti le operazioni di accertamento dell’età su fanciulli, anche in possesso del proprio certificato di nascita che attesta la minore etá o che sia visibile la piccola etá )attraverso esame auxometrico.

L’accertamento dell’età, per il tramite del metodo di Greulich e Pyle, che fa derivare l’età scheletrica dal grado di ossificazione della mano e´ risultato effettuato, a volte, in assenza di talune indicazioni (quali, ad esempio, il margine di errore insito nell’interpretazione delle lastre da parte dell’operatore esperto, i.e. +/- 3 o 6 mesi, e l’ampio margine di variabilità insito nel test effettuato: +/- 2 anni), e comunque, non supportato, per unanimità della letteratura scientifica, da alcuna certezza scientifica e può essere altamente fuorviante. Notoriamente, l’età ossea non consente di stabilire con esattezza l’età cronologica di una persona priva di documenti.

Come noto, nel nostro ordinamento opera il principio del favor minoris per il quale, in caso di dubbio sull’età, anche successivo alla perizia, la minore età è presunta ad ogni effetto.

Il D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448 recante “approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni” prevede espressamente all’art. 8 che “quando vi è incertezza sulla minore età dell'imputato, il giudice dispone, anche di ufficio, perizia. Qualora, anche dopo la perizia, permangono dubbi sulla minore età, questa è presunta ad ogni effetto”.

Il Comitato sui diritti dell’infanzia CRC/GC/2005/6, il 3 giugno 2005 con Commento generale n. 6 al punto 31 ha evidenziato che “…questi criteri di identificazione includono anche una valutazione dell’età e dovrebbero prendere in considerazione non solo le sembianze dell’individuo ma anche la sua maturità psicologica. Inoltre, la valutazione deve essere svolta in modo scientifico, sicuro e rispettoso dell’età e del sesso … e nei casi incerti, in cui c’è la possibilità che si tratti di un minore, si dovrebbe accordare comunque alla persona il beneficio del dubbio, trattandola come se fosse un bambino”.

La circolare del Ministero dell’Interno del 2007 (prot. n.17272/7) dispone nei seguenti termini.

“… nei casi in cui vi sia incertezza sulla minore età, è necessario far ricorso a tutti gli accertamenti, comunque individuati dalla legislazione in materia, per determinare la minore età, facendo ricorso, in via prioritaria, a strutture sanitarie pubbliche dotate di reparti pediatrici”, tuttavia, “… poiché, come è evidenziato dalla prassi, tali accertamenti non forniscono, di regola, risultati esatti, limitandosi ad indicare la fascia d'età compatibile con i risultati ottenuti, può accadere che il margine di errore comprenda al suo interno sia la minore che la maggiore età … la minore età deve essere presunta qualora la perizia di accertamento indichi un margine di errore”.

Il c.d. protocollo di Ascone, inoltre, nel raccomandare un approccio multidimensionale dell’accertamento d’età, sottolinea la possibilità di ottenere risultati incerti dagli attuali metodi di individuazione e si propone di verificare l’attendibilità della determinazione ossea con la tecnica della RMN, aggiornare gli standard di riferimento (oggi ancora basati su un campione di radiografie di bambini e adolescenti nati a Cleveland (Ohio) nel periodo tra le due guerre), individuare nuove tecniche e considerare anche altri fattori quali la maturazione psicologica e le variabili culturali.

Altra questione salita tristemente agli onori della cronaca concerne la necessità di identificazione dei MSNA, a fini di sicurezza Nazionale ed il corrispettivo diritto degli stessi all´autodeterminazione, alla dignita´ e alla integrita´psicofisica.

È da considerare che il Regolamento Eurodac (CE N. 2725/2000) prevede l'obbligatorietà del rilevamento delle impronte digitali di tutti gli stranieri non respinti e fermati dalle Autorità preposte a causa del loro attraversamento irregolare via terra, mare, o aria della propria frontiera in provenienza da un paese terzo.

Detto rilevamento non può essere attuato nei confronti di minori di 14 anni e nei confronti degli ultraquattordicenni devono essere rispettate le salvaguardie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dalla Convenzione delle nazioni unite dei diritti del fanciullo.

La convenzione europea sui diritti dell’uomo all’art. 3 espressamente prevede il divieto di tortura “Nessuno può essere sottoposto a tortura, o ad un trattamento inumano e degradante” (all’uopo rileva e chiarisce la sentenza CEDU Selmouni - Francia di cui al ricorso n.25803/94).

La convenzione di New York sui diritti del fanciullo espressamente prevede:

- all’art. 3, comma 1 che in tutte le decisioni relative ai fanciulli, “di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi” (dunque anche quelle prese in occasione di procedure identificative seppure da effettuare in periodi particolari come l’attuale, così vessato da emergenze sanitarie e di terrorismo internazionale o stati di guerra esteri) l'interesse superiore del fanciullo deve avere una considerazione preminente;

-all’art. 19, comma 1, gli Stati parti si obbligano ad adottare ogni misura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per tutelare il fanciullo contro ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali;

-all’art. 22 gli Stati parti si obbligano ad adottare misure adeguate affinché un fanciullo il quale cerca di ottenere lo statuto di rifugiato, oppure è considerato come rifugiato ai sensi delle regole e delle procedure del diritto internazionale o nazionale applicabili, solo o accompagnato dal padre o dalla madre o da ogni altra persona, possa beneficiare della protezione e della assistenza umanitaria necessarie per consentirgli di usufruire dei diritti che gli sono riconosciuti dalla Convenzione di New York e dagli altri strumenti internazionali relativi ai diritti dell'uomo o di natura umanitaria di cui detti Stati sono parti;

-all’art. 38 gli Stati parti si obbligano a vigilare affinché:

- nessun fanciullo sia sottoposto a tortura o a pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti;

- ogni fanciullo anche quello privato di libertà sia trattato con umanità e con il rispetto dovuto alla dignità della persona umana e in maniera da tenere conto delle esigenze delle persone della sua età;

-all’art. 40 gli Stati si obbligano a che ad ogni fanciullo sospettato, accusato o riconosciuto colpevole di reato penale abbia il diritto a un trattamento tale da favorire il suo senso della dignità e del valore personale, che rafforzi il suo rispetto per i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali e che tenga conto della sua età.

Contestualmente, il forzoso accertamento identificativo sugli adulti di riferimento dei minori giunti sul territorio a cui in alcuni casi i minori hanno assistito rischia di rappresentare ulteriore momento traumatizzante (a maggior ragione ove queste fossero perpetrate ad opera di importanti figure di riferimento nella formazione del senso civico, dello stato della sicurezza e quant’altro ascrivibile al patto sociale sul cui fondamento ed affidamento è possibile il traghettamento del minore verso un età adulta in condizioni di normalità e svolgimento della propria personalità in una società media).

Successivamente alla prima accoglienza

Gravi lacune sono state riscontrate nella fase successiva alla prima accoglienza che risulta essere caratterizzata troppo spesso da irregolarita´ e violazioni dei diritti (cio´anche presso alcuni centri accoglienza nazionali) in merito a vaccinazioni, adeguatezza delle strutture, stato di salute e accesso ai diritti dei minori migranti. Lacune sono, inoltre, riscontrabili nelle procedure di profilassi adottate nei confronti dei minori e delle donne in gravidanza anche al fine di prevenire le malattie diffusive.

Ulteriore elemento sul quale appare necessario intervenire concerne il fenomeno della scomparse dei MSNA che si allontanano volontariamente facendo perdere tracce di se´. Si è in presenza di “volontario allontanamento” quando il minore, sua sponte, non fa rientro nella struttura di accoglienza, fatto estremamente grave, data la vulnerabilità dei minori che si trovano improvvisamente privi di qualsiasi protezione, esposti alla violazione dei loro diritti, al rischio di tratta e sfruttamento, fenomeni assai diffusi e purtroppo di vaste dimensioni. Innanzi alla presa d´atto dell’allontanamento, purtroppo, non è possibile fare altro che far cessare il procedimento di tutela minorile in corso.

Il fenomeno sta assumendo in tutto il territorio grandi e gravi dimensioni. I minori che si allontanano, facendo perdere le proprie tracce, hanno, generalmente, tra i 15 ed i 17 anni, e, troppo spesso, come i recenti casi di cronaca evidenziano, cadono nel giro della malavita, dello sfruttamento, della prostituzione minorile.

Rileva inoltre porre l´attenzione sulla importanza dei procedimenti di affidamento eterofamiliare dei MSNA. Nell’ipotesi di minore straniero non accompagnato e, quindi, privo di ambiente familiare idoneo, è previsto l’affidamento temporaneo dello stesso ad una famiglia o comunità, disposto dal tribunale competente. L’esistenza di un Comitato Minori stranieri aveva in merito suscitato una varietà di opinioni: da un lato si sostiene che al Comitato spetta in via esclusiva (e non ai servizi sociali e al tribunale dei minori) il compito di avviare il procedimento di affidamento (solo dopo aver accertato l’impossibilità di rimpatrio) ed alcuni tribunali si sono espressi in tal senso, dall’altro è un dato imprescindibile che la normativa vigente abbia attribuito l’affidamento temporaneo ai servizi sociali e al giudice tutelare. In ogni caso, nonostante la soppressione del Comitato, va sottolineata l’importanza dell’affidamento del minore straniero non accompagnato, strumento introdotto dal legislatore, al fine di tutelare l’interesse preminente del minore e la tutela dei suoi diritti (diritto di protezione, salute, istruzione, unità familiare, tutela da sfruttamento di qualsiasi tipo). Alternativa all´affidamento e´ l´adozione per tutti i casi in cui il minore straniero non accompagnato che non abbia sul territorio parenti entro il quarto grado, in grado di occuparsi di lui e dagli accertamenti effettuati, anche presso le relative autoritá diplomatiche e consolari, non risulti la presenza di una famiglia nel paese di origine, idonea ad occuparsi di lui, il Tribunale per i minorenni, a garanzia del diritto ad una famiglia, dichiara lo stato di abbandono ed il successivo stato di adottabilità.

Conclusioni

Da quanto evidenziato emerge la necessita´ della individuazione di buone prassi applicabili su tutto il territorio nazionale che consentano un reale accesso ai diritti riconosciuti ai MSNA da parte della Repubblica.

I criteri cui debbono ispirarsi le buone prassi sono i seguenti:

- Attività sinergica di tutti gli attori deputati alla gestione del flusso migratorio minorile in una visione puoerocentrica della problematica migratoria.

- snellezza e celerità nello scambio di informazioni e documenti tutte le comunicazioni avverranno nell’immediatezza a mezzo dei fax, e-mail o telefono.

- L’attività sinergica dei soggetti coinvolti dovrà essere improntata ai principi di efficacia ed efficienza dell’agire della P.A.

- Precedenza nelle operazioni di soccorso e identificazione, salvo diverse peculiari priorità derivanti dalla presenza di altri soggetti vulnerabili o da esigenze di carattere operativo, dei minori o di gruppi familiari con minori.

- Ai minori dovranno essere immediatamente forniti informazioni concernenti diritti e dati del proprio fenomeno migratorio(come ad esempio renderli edotti dell’importanza di dichiarare le corrette generalità, ed eventuali rapporti di parentela, nonché i diritti riconosciuti e l’eventuale procedura per la richiesta di asilo), assistenza di un mediatore culturale, mediatore linguistico, psicologo e pediatra.

- Accesso, tramite ASP, al servizio sanitario nazionale.

- Possibilità di contattare telefonicamente la propria famiglia.

- Approccio multidisciplinare dell’individuazione dell’età del minore evitando per quanto possibile l’uso eccessivo dell’esame auxologico e tenendo, comunque, conto del margine di errore dell’esame.

- Individuazione a priori di case–famiglia idonee ad accogliere i minori stranieri nel caso i cui non risulti possibile un affidamento presso una famiglia.

- Monitoraggio delle strutture ospitanti e censimento della popolazione minorile non accompagnata

- individuazione e rispetto in ogni procedimento giudiziario o amministrativo del Best interest di ogni singolo minore

- Il minore è un soggetto in fieri che per il suo stato necessita di particolare cura e protezione rispetto ad altre categorie

- Ascolto minore

- linea d’azione delle “Four P’s” adottata dal Consiglio d’Europa (Protezione, Prevenzione, Partecipazione e Persecuzione dei reati in danno dei minori).

- Prevalenza del favor minoris

Cyberbullismo

Il presente testo si propone di offrire una panoramica complessiva delle innovazioni legislative, in materia di Cyberbullismo, introdotte dalla Legge 29 Maggio 2017, n. 71.

La legge n. 71/17 è stata approvata, in via definitiva, dalla Camera dei Deputati, portando a compimento un lungo e complesso percorso parlamentare, dopo una in prima lettura da parte del Senato, il 20 maggio 2015, poi modificata dalla Camera il 20 settembre 2016 e, nuovamente approvata, con modificazioni, dal Senato il 31 gennaio 2017.

La Legge colma un vuoto legislativo preesistente e dà una definizione ufficiale del cyberbullismo: “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali in danno di minorenni, nonché la diffusione di contenuti online il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”.

La titolazione del presente testo giuridico: Cyberbullismo aspetti civili e penali profili educativi e psicologici (aggiornato alla Legge 29 Maggio 2017, n. 71) affronta la tutela della dignità del minore al centro del dibattito giuridico, per l’uso distorto che si fa dei nuovi media, i quali consentono atti di diffusione ad un numero indefinito di soggetti ed in tempi immediati.

Nella maggior parte dei casi, i ragazzi, che conoscono alla perfezione i meccanismi e la forza del web e delle innovazioni, non sanno ancora valutare appieno le conseguenze delle proprie azioni e questo li rende particolarmente vulnerabili.

Bisogna che ragazzi, che si muovono a volte in modo compulsivo tra il mondo digitale e quello reale, ben comprendano che la vita vera è ovunque: in rete e fuori dalla rete. L’illusorio anonimato che Internet sembra garantire (attraverso ad esempio l’utilizzo di nickname o profili falsi) spesso permette di ledere e calpestare senza rispetto i dati sen sibili, rubare identità, demolire psicologicamente, con comportamenti aggressivi, i compagni. Molestie, minacce, diffamazione, gravi fattispecie sanzionate dal codice penale, non perdono certo di significato se realizzate nel web. Tutto ciò che facciamo in rete diventa il contenuto delle nostre vite, delle nostre biografie, che ne saranno condizionate per sempre, soprattutto a causa della stessa dimensione indeterminata ed indefinita della rete.

Già nel 2014 il Garante per la protezione dei dati personali, On. Antonello Soro, nel suo volume “Educare alla rete” aveva evidenziato come “[...] lo sviluppo impetuoso delle tecnologie digitali ha trasformato con incredibile velocità e con effetti difficilmente prevedibili l’organizzazione sociale del nostro tempo e che Internet, da strumento di comunicazione si è trasformato in presupposto dell’agire individuale, principale piattaforma su cui costruire relazioni interpersonali, lavoro ed erogazione di servizi, commerci e contenuti diventando l’ambiente in cui nasce la cultura e si forma un modo di abitare il mondo e di organizzarlo [...]”.

La legge n. 71/2017 dispone che ciascun minore ultraquattordicenne (o i suoi genitori o chi esercita la responsabilità del minore), vittima di cyberbullismo possa inoltrare al titolare del trattamento o al gestore di sito internet o social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o blocco dei contenuti diffusi in rete e rivolgere analoga richiesta - se non dovesse provvedervi - al Garante per la protezione dei dati personali che interverrà entro le successive 48 ore. È apprezzabile, a tal proposito, che il testo offra risposte il più possibile esaurienti alle problematiche interpretative anche attraverso i formulari per la presentazione di denunce ecc. alle autorità competenti contenuti nel volume medesimo. Tutto a fine di maggiore certezza e garanzia di tutela del diritto di cui la persona del minore è titolare.

La legge n. 71/2017 detta disposizioni per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo con una impostazione basata su strumenti preventivi di carattere educativo, individuando sostanzialmente gli obiettivi d’intervento da realizzarsi, in ambito scolastico, nei confronti dei minori, sia vittime che autori di atti di bullismo su web.

Essa dispone che: - il minorenne che abbia compiuto 14 anni e sia vittima di bullismo informatico - o ciascun genitore o chi esercita la responsabilità sul minore - possa rivolgere istanza al gestore del sito Internet o del social media o, comunque, al titolare del trattamento per ottenere provvedimenti inibitori e prescrittivi a sua tutela quali rimozione, oscuramento, blocco di ogni dato personale del minore diffuso su Internet e il titolare del trattamento - o gestore di sito Internet o social media - dovrà provvedere entro le quarantottore successive. L’interessato in caso di inerzia, potrà presentare segnalazione o atto di reclamo al Garante per la protezione dei dati personali che ai sensi della normativa vigente, provvederà entro 48 ore; - il MIUR, sentito il Ministero della giustizia, adotti apposite linee di orientamento per le scuole che dovranno prevedere: - la formazione permanente del personale scolastico; - iniziative per promuovere il ruolo attivo degli studenti; - misure di sostegno e rieducazione per i minori coinvolti; - la designazione, in ogni istituto scolastico, di un docente con funzioni di referente per le iniziative contro il cyberbullismo che dovrà collaborare con le Forze di polizia, e con le associazioni e con i centri di aggregazione giovanile presenti sul territorio; - interventi educativi in materia di cyberbullismo (progetti per l’uso consapevole di internet); - l’obbligo per il dirigente dell’istituto di informare tempestivamente i genitori o tutori dei minori coinvolti su episodi di bullismo a scuola e attivare idonee azioni educative.

Altra importante disposizione prevista dal provvedimento, finalizzata ad evitare il ricorso alla sanzione penale e a rendere il minore consapevole delle conseguenze del proprio comportamento, è l’atto di ammonimento da parte del questore (art. 7).

Fino a presentazione di querela o denuncia nei confronti di minorenni ultraquattordicenni per i reati di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali in danno di altro minorenne mediante Internet, il questore, sentite le persone informate dei fatti e assunte le informazioni, potrà convocare il minore responsabile, uni tamente ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale, e ammonirlo, invitandolo a una condotta conforme alla legge. Gli effetti dell’ammonimento cessano al compimento dei 18 anni.

Da ultimo non è da tacere l’intendimento molto apprezzabile dell’autore di offrire delle risposte esaurienti alle problematiche interpretative sulle casistiche che, con elevata probabilità, potrebbero presentarsi.

Marilina Intrieri

Presidente Child’s Friends National Association

già Garante dell’ infanzia Regione Calabria e Deputata XV Legislatura

 

Informazione Autori

Hanno collaborato alla stesura di questo pamphlet:

Alessio Caracciolo, Avvocato, Dottorando di ricerca in “Diritti, Economie e Culture del Mediterraneo” e Cultore della materia in Diritto civile, Diritto di famiglia e Biodiritto presso il Dipartimento Jonico in “Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo” dell'Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, svolge attività di ricerca nelle tematiche dei Diritti Umani e del Diritto dell'Ambiente. È autore di numerosi contributi scientifici pubblicati su riviste nazionali ed internazionali, nonché relatore di seminari e conferenze anche all'Estero.

Federica Stamerra, Dottoranda di ricerca in “Diritti, Economie e Culture del Mediterraneo” e Collaboratrice della Cattedra di Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso il Dipartimento Jonico in “Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo” dell'Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, già stagista presso la Procura minorile di Taranto ove ha anche collaborato alla predisposizione del vademecum informativo sul “cyberbullismo”. Autrice di diverse pubblicazioni scientifiche, focalizza la sua attività di ricerca nel campo del Diritto del Lavoro.

Marta Falaguasta, è psicologa e psicoterapeuta. Specializzata in Psicologia clinica e Psicoterapia psicoanalitica presso la Sirpidi scuola privata post universitaria riconosciuta dal MURST(decreto 20.3.1998 legge 56/89 art. 3) come idonea alla psicoterapia. Ha lavorato presso la ASL RM- E nel dipartimento materno infantile, centro che svolge compiti di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione dei disturbi che riguardano lo sviluppo psico-affettivo e comportamentale del bambino e dell’adolescente e in cooperative private che in convenzione con il Comune di Roma erogano servizi a favore di persone in difficoltà. Presso le stesse è stata referente per adolescenti con vari tipi di disagi (dipendenze da alcool, droghe e altro) effettuando counselling individuale e colloquio psicologico clinico. Relatrice negli ultimi convegni organizzati dall'associazione A.P.D.P. (La verità proibita, marzo 2011 Ricordando Alice Miller, marzo 2012). Attualmente lavora nelle scuole come sostegno psicologico alla genitorialità e si occupa di formazione ai docenti. Svolge la libera professione con adulti e bambini. Gestisce il blog Psichebimbi.it, collabora come consulente tecnico per il portale romadeibambini.it nella rubrica “Bimbi felici” e per il blog “mamma mia”- Corriere della Sera di Juliet Linley.

Ilaria Bidini, ha riportato la sua esperienza con il bullismo e il cyberbullismo.

Domenico Corraro, ha diretto e curato questo pamphlet per conto di Edizioni Admaiora